Voglia di autenticità
Gli italiani sono sempre più stanchi degli obblighi sociali, fatti per rispondere alle aspettative degli altri o per apparire. Lo rileva un sondaggio Swg realizzato nella seconda metà di febbraio. I ricercatori assicurano che non si tratta di un sentimento passeggero ma di un cambiamento culturale profondo. L’insofferenza verso il «dover essere» è trasversale a tutte le generazioni, anche se con accenti diversi, legati al tempo della vita e al background generazionale.
A pesare di più, in quasi un italiano su due, è l’ideale della famiglia perfetta che, nell’ordine prima si sposa, poi ha una casa di proprietà e poi ha dei figli, una perfezione formale che opprime soprattutto i millennials, ovvero la classe d’età tra i 30 e i 45 anni. Al secondo posto c’è l’obbligo di dover far carriera e dimostrare di essere «qualcuno», un obbligo particolarmente insopportabile per la Generazione Z, i giovani tra i 18 e i 28 anni che si apprestano a entrare nel mondo del lavoro o ci sono appena entrati. Il terzo obbligo di cui il 46 per cento degli italiani farebbe volentieri a meno è la necessità di apparire sempre ben curati, in forma e ben vestiti. Il quarto obbligo insopportabile è la vita sociale a cui si deve partecipare per dovere, non solo le cerimonie e le feste comandate ma anche le cene e gli aperitivi. E anche in questo caso sono i più giovani gli insofferenti, quelli della generazione Z, che odiano quest’obbligo in 6 casi su 10.
Ma che cosa spinge gli italiani a sognare una vita alternativa, meno legata alle aspettative degli altri? La prima risposta è la consapevolezza che ci sono cose più importanti e i più consapevoli si dimostrano essere i giovani dai 18 ai 28 anni. Per i più grandi, la fascia d’età tra i 45 e i 61 anni (Generazione X), la prima ragione sta nel benessere mentale: non si sopportano più i ritmi e l’ansia continua e si aspira a rallentare. Al terzo posto c’è la ricerca di autenticità, spinta dalla stanchezza di dover recitare una parte.
Alcuni segni di cambiamento sono già visibili nelle piccole scelte. Buona parte delle donne ha già rinunciato a scarpe col tacco, vestiti eleganti o attillati ma scomodi, trucco troppo pesante e depilazioni costanti. Molti più uomini, invece, fanno a meno della cravatta, dei completi formali, dei pantaloni e delle scarpe scomode, della necessità di farsi la barba tutti i giorni.
Il cambiamento radicale, però, è più un sogno che una realtà. Solo il 21 per cento è riuscito a cambiare concretamente la propria vita. Le ragioni variano a seconda dell’età e della condizione sociale. Per tutti, ma soprattutto per i baby boomer, a bloccare il cambiamento è il senso del dovere; in secondo luogo è più facile vivere secondo le regole; la terza ragione che più blocca i sogni di libertà, soprattutto nella Generazione X, è l’incertezza economica che spesso accompagna le scelte contro corrente.
Nel complesso emerge una società che sta rinegoziando il proprio rapporto con le aspettative collettive. Non è una rivoluzione ma un cambiamento che tocca le scelte quotidiane.
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