01 Marzo 2026

«Non abbiate paura!»

Avere timore di Dio è riconoscersi nella giusta relazione con Lui. Perché siamo creature, da lui volute, fatte e amate. E chiamate a rispettare questa relazione.
«Non abbiate paura!»

© Anatoly Kireev / iStock / Getty Images Plus

Una delle emozioni principali della nostra vita è la paura: spesso sorge quando percepiamo un pericolo, una minaccia nei nostri confronti. Può essere spavento, quando è improvvisa, oppure diventa timore quando è più attenuata, ma magari più duratura. In molti ambiti si fa leva sulla paura per ottenere dei risultati: la minaccia di una punizione, specialmente se è certa, può essere un buon deterrente. Eppure, spesso ci diciamo che fare le cose per paura non è una buona modalità, perché si basa sulla repressione, non sul comprendere le ragioni di quanto accade.

Una certa formazione cristiana, specie in passato, non di rado ricorreva alla paura dell’inferno per raccomandare una vita secondo il Vangelo. Oggi, in certi casi, si è passati all’altro estremo, per cui sembra che tutto sia lecito, perché Dio comunque ci ama: non siamo più spinti dalla paura della punizione del Signore, ma rischiamo di perdere anche il timore di Dio. La Bibbia, invece, chiarisce che cosa dobbiamo temere e che cosa no. Non dice mai, ad esempio, di temere il male o il peccato, se il Signore è con noi. Ce lo ricordano i salmi: «Il Signore è mia luce e mia salvezza: di chi avrò timore? Il Signore è difesa della mia vita: di chi avrò paura?» (Sal 27) e «Anche se vado per una valle oscura, non temo alcun male, perché tu sei con me» (Sal 23), solo per citarne due. Infatti, il male e il peccato non vanno temuti, ma evitati, anzi detestati; non sono da temere, ma da combattere, anche perché a volte non si presentano come spaventosi, ma come seducenti. 

La Parola di Dio, dunque, invita a non temere i poteri e le forze del mondo: l’unico da temere è il Signore. Ma che cosa vuol dire? Aver timore di Dio significa riconoscersi nella giusta relazione con Lui: siamo creature, da lui volute, fatte e amate. Quindi è una sorta di rispetto per questa relazione: voglio vivere come figlio e non allontanarmi dal Padre, che è la sorgente della vita… senza di Lui non vivo davvero. Ancora, aver timore di Dio significa cercare di compiere la sua volontà, di seguire il desiderio di bene che ha per noi. Non è facile: ci scontriamo con i nostri egoismi e con la paura di non essere all’altezza di quanto ci propone il Signore.

Questo tema ritorna più volte nelle Scritture: pensiamo alla chiamata di Mosè e di come questi faccia di tutto per tirarsi indietro (Es 3,7-4,17); o alla vocazione di Geremia, che risponde «Ahimè, Signore Dio! Ecco io non so parlare perché sono giovane» (Ger 1,4-8). Dio rassicura sempre: «Non temere, perché io sono con te». Anche nel Vangelo, Giuseppe è turbato: Maria, sua promessa sposa, è incinta per opera dello Spirito Santo. Come potrà star dentro a quest’opera di Dio? Ne sarà all’altezza? Forse meglio farsi da parte, licenziare Maria, di nascosto. «Non temere», dice l’angelo del Signore, non aver paura di entrare in questo progetto: chi viene è Gesù, Dio che salva (questo è il significato del suo nome), e l’Emmanuele, Dio con noi (cfr. Mt 1,18-23). Più avanti, anche Simon Pietro, dopo la pesca miracolosa, dice: «Allontanati da me, perché sono un peccatore». Riconosce in Gesù la presenza di Dio e si sente indegno di stare con lui. Invece Gesù gli risponde: «Non temere; d’ora in poi sarai pescatore di uomini» (cfr. Lc 5,1-11). 

Forse anche a noi, proprio oggi, succede di trovarci di fronte a qualcosa di grande, che va oltre le nostre aspettative… e di sentirci inadeguati, di avere paura di non essere all’altezza. E magari è così, se ci basiamo solo sulle nostre forze e capacità. A volte sembriamo quasi spaventati dalla bellezza che ci viene proposta: fatto sta che proprio così la Buona Notizia del Vangelo si presenta a noi! E forse temiamo che sia troppo buona per essere vera.

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Data di aggiornamento: 01 Marzo 2026

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