Chi trova un tesoro

Emozioni, sentimenti, corporeità… Scandaglia il vissuto affettivo personale il percorso che da dodici anni frati conventuali e suore elisabettine propongono ai giovani, all’ombra della Basilica del Santo.
23 Febbraio 2026 | di

#ChiTrovaUnTesoro così, tutto attaccato, con il simbolo del cancelletto davanti, dice subito che ci troviamo in area social, in area giovani. Eppure, a dispetto delle impressioni, l’etichetta indica un’iniziativa che col mondo digitale ha poco a che vedere, anzi che si radica in un luogo preciso, con persone in presenza e concretezza di vecchio, efficace stampo. Siamo a Padova, non distante dalla Basilica del Santo, tra gli ospedali e l’Istituto teologico Sant’Antonio Dottore. È qui che sorge Casa Santa Sofia delle suore elisabettine, oasi di accoglienza dove la vocazione francescana delle sorelle si declina in una dimensione familiare per i tanti giovani che vi passano. Tra le varie iniziative proposte, ecco #ChiTrovaUnTesoro, sottotitolo «Vangelo e affetti», ideato e condotto insieme dalla Pastorale giovanile vocazionale delle elisabettine (Evocate.it) e dal Centro francescano giovani Nord Italia dei frati conventuali (Fragiovani.org), che ha sede in Basilica del Santo.

Il volantino segnala «edizione 12», a dire che il percorso è consolidato, continua ad attirare i giovani 18-28enni cui è rivolto, per sei sabato mattina da novembre ad aprile. Nato da un’intuizione di suor Barbara Danesi e di fra Francesco Ravaioli nel 2013, il corso ha poi cambiato team formativo con l’avvicendarsi degli incarichi, e mentre suor Barbara ha proseguito, nella compagine si sono dati il turno fra Fabio Turrisendo e ora fra Alessandro Perissinotto. «Un percorso per conoscere il proprio vissuto affettivo, imparando a gestire con libertà e responsabilità le energie emotive, confrontandosi con Gesù e il Vangelo, in stile francescano» recita il volantino, nel quale è esplicitato il versetto ispiratore: «Dov’è il tuo tesoro, là sarà anche il tuo cuore» (Mt 6,21). 

Un percorso a più dimensioni

Racconta suor Barbara: «L’iniziativa nasce da dialoghi personali con i ragazzi e le ragazze in ricerca. Potevano magari interrogarsi su Dio, su quale strada scegliere, sul proprio futuro, ma risultava che in alcuni casi mancassero loro elementi fondamentali di educazione affettiva, di conoscenza di sé, della propria corporeità e sessualità. Né comprendevano la proposta del vangelo e della Chiesa in proposito. Nessuno ne aveva mai parlato loro». Da qui il corso, che affronta il mondo di emozioni, sentimenti, affetti, corporeità, sessualità, identità personale sessuata, dono di sé, fecondità, relazione con sé, con gli altri, con Dio, «con l’obiettivo di aiutare i giovani a tenere insieme tutte le dimensioni della persona, perché si sta bene quando ci si sente unificati, in un processo di risoluzione della tensione tra carne e spirito», precisa suor Barbara. 

A ogni edizione circa 25 partecipanti, alcuni anche in coppia, ma la gran parte no, maschi e femmine all’incirca equamente divisi, molti studenti universitari fuori sede, ma pure diversi padovani. È questo il colpo d’occhio che in un freddo sabato mattina invernale si para davanti a Casa Santa Sofia, con i giovani accolti maternamente da suor Barbara nel salone della struttura, le sedie ben disposte a cerchio, il proiettore acceso, il tavolo imbandito per la pausa di metà incontro. 

All’avvio delle attività, sono i partecipanti a prendere la parola: avevano il compito di annotarsi le emozioni provate, giorno dopo giorno. Dare loro un nome, scandagliarne gli effetti, per assecondarle o circoscriverle… È evidente che i giovani si sono impegnati, con delicatezza abbozzano alcuni risultati ottenuti, riconoscendo che il processo è in corso, che il vissuto affettivo va anche messo alla prova, nella consapevolezza – per niente scontata di questi tempi! – che l’emozione non è un assoluto. La rigidità del «se lo provo, se lo sento, allora è vero», è una trappola alla base di montagne di equivoci e di atrocità, non ultimi i femminicidi e alcuni casi di suicidio. 

Consola scoprire che c’è chi ci lavora su, che avvia processi di libertà e di verità anche relazionale. Trovando ispirazione pure nella Parola di Dio e nella vita dei santi: ed ecco la preghiera che fra Alessandro conduce, tratta dal Cantico dei Cantici, «dove l’amore appassionato tra uomo e donna è profumo gradito a Dio. Il Cantico celebra un amore reale, fisico, non volgarizzato né spiritualizzato, una comunione di bellezza che nell’incontro amoroso trascende la coppia». Una passionalità che è anche in santa Chiara d’Assisi per il suo sposo Gesù: «La tua sinistra passi sotto il mio capo e la tua destra mi abbracci deliziosamente e tu mi bacerai col felicissimo bacio della tua bocca» (Fonti Francescane 2096). 

Segue la catechesi proposta da suor Barbara, sull’identità maschile e l’identità femminile, tema delicato, in profonda crisi. Lo spunto è il bestseller, solo in parte superato, Gli uomini vengono da Marte, le donne da Venere (1992), dove lo psicologo John Gray esplicita i punti di differenza tra maschio e femmina, in vista della comunicazione e della fecondità di una relazione tra diversi. «Vedete la cultura? – fa notare suor Barbara –. Diciamo sempre “maschio e femmina”, se invertissimo in “femmina e maschio” sembrerebbe quasi stonato…». Altri testi e autori sono presentati, prendendo le distanze da alcune dichiarazioni troppo stringenti, e in definitiva ribadendo la dignità costitutiva dell’identità personale sessuata, la cui affermazione può e deve avvenire senza neutralizzare le differenze di cui è sanamente portatrice, nella famiglia, nella società, nella Chiesa. Si apre un vivace dibattito, fino al termine della mattinata. 

Un’esperienza entusiasmante

Prima di salutarsi c’è giusto il tempo di avvicinare una coppia amica per chiedere loro conto della partecipazione. Così Viviana e Samuele: «Sentivamo l’esigenza e il desiderio di ritagliare del tempo prezioso e pieno per crescere come singoli, ma anche per continuare a camminare insieme come coppia, mettendo in relazione le nostre emozioni, ciò che viviamo ogni giorno e il Vangelo. Per noi è bello vedere come alcune cose che ci sembrava già di sapere assumono nuove sfumature, è bello lasciarci stimolare da nuove domande, è bello ascoltarsi e ascoltare in un clima di fraterna accoglienza, è bello poter condividere con gli altri partecipanti temi importanti legati all’affettività».

Anche Benedetta, che #ChiTrovaUnTesoro l’ha frequentato nel 2023-’24, conferma la bontà dell’iniziativa, «anche se mi aspettavo più opportunità di condivisione tra noi giovani, dimensione che poi ho trovato entrando nel gruppo giovani francescani di Lendinara (Rovigo). Avevo intercettato il corso su suggerimento del mio ragazzo, che aveva frequentato un’iniziativa simile nello stesso ambiente. Il percorso si era inserito per me in una fase di vita di grande cambiamento, aiutandomi a raggiungere una nuova consapevolezza. Lo suggerisco di sicuro!». Non è detto che la nuova stagione porterà a un’edizione numero 13 del percorso, ma certo il tema dell’affettività non mancherà nelle nuove proposte francescane per giovani. Per giovani in ricerca. Già, perché evangelicamente #ChiTrovaUnTesoro è solo chi lo cerca.

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Data di aggiornamento: 23 Febbraio 2026
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