Nel cammino cristiano è decisivo avere degli strumenti per poter riprendere in mano la propria fede, verificarla e approfondirla; a volte, infatti, si corre il rischio che rimanga quella dell’infanzia, o che venga data per scontata, quasi ci fosse un momento in cui ci sentiamo a posto. Il cappuccino padre Roberto Pasolini, predicatore della Casa Pontificia, ci offre questo libro proponendo un percorso singolare, modellato sugli elementi della grammatica della lingua che usiamo.
Dio ci incontra lì dove siamo, nella situazione, anche complicata e drammatica, in cui stiamo vivendo. Perché un rinnovato cammino di fede è sempre possibile, con determinate condizioni.
Il libro è frutto di «un’intuizione percepita e coltivata per molti anni» dal noto prete romano. Il problema è il seguente: di fronte alla condizione di precarietà in cui ci troviamo, spesso la risposta è quella di assolutizzare un dettaglio apparentemente sicuro e insieme di banalizzare altri aspetti. Questo non risolve la difficoltà, ma ne genera altre; è il modo in cui nascono le eresie nella Chiesa, la quale ha invece sempre cercato di ricondurre a unità, secondo la logica dell’«et-et» (pensiamo a quando diciamo che Gesù Cristo è vero Dio e vero uomo).
Gesù nasce povero, per invitarci a confidare non nei beni materiali, ma nell’Amore di Dio. Ce lo ricorda anche papa Leone XIV nel suo primo documento, dedicato proprio ai poveri.
Una storia autobiografica, che trova il suo snodo in un segreto, scoperto dall’autrice a 13 anni: suo padre è un prete, che ha lasciato tutto per amore di sua madre. Se n’è mai pentito? Perché non cammina a testa alta a partire da questa scelta? Un percorso fatto di ricordi rinvenuti nel passato dell’autrice, tra sentimenti di vergogna e di ribellione, che porta a una nuova consapevolezza, segnata anche dal riconoscere nel primato della coscienza l’unico modo per essere liberi.