Fare i conti con quanto si muove dentro di noi è una delle sfide più importanti della nostra vita. Una delle dinamiche principali è proprio la tensione tra due coinquilini interiori: da un lato, la tendenza a cercare le nostre comfort zone, situazioni in cui ci sentiamo sicuri e protetti, ma che ci tengono spesso fermi; dall’altro lato, la spinta al cambiamento, che ci fa aprire all’altro, con tutte le conseguenze che questo comporta.
L’eccezionale sviluppo dell’intelligenza artificiale (IA) nel nostro tempo fa parte della più ampia rivoluzione tecnologica nella quale siamo immersi. La proposta del presente saggio breve è quella di superare atteggiamenti di allarmismo disperato o di incoscienza credulona per scegliere un realismo responsabile, che guarda al futuro riconoscendo percorsi e sviluppi probabili dell’IA.
Perdonare non è giustificare il male, ma piuttosto riconoscere all’altro la possibilità di cambiare, anche ponendo tra noi e lui una distanza che non gli permetta più di danneggiarci.
Le drammatiche vicende della Siria sono lo sfondo sul quale si svolge la storia della famiglia di Mustafa, che si divide tra il passato (tra gli anni ’90 e il 2011) a Daraya, città nella periferia di Damasco, e il presente (2023-2024) a Bar Elias (Libano). Nell’intreccio narrativo, seguiamo la crescita di Aissa e Fulla, figli di Mustafa, nel contesto del regime di al-Assad, segnato da continui soprusi e limitazioni della libertà, operati dagli shabiha (milizie paramilitari informali) e dai mukhabarat (servizi segreti).
Abbiamo bisogno di spazi di ascolto, in noi e fuori. Di un’attenzione di qualità, da donarci reciprocamente. Di uno sguardo capace di trasmettere valore.