Dio ci incontra lì dove siamo, nella situazione, anche complicata e drammatica, in cui stiamo vivendo. Perché un rinnovato cammino di fede è sempre possibile, con determinate condizioni.
Il libro è frutto di «un’intuizione percepita e coltivata per molti anni» dal noto prete romano. Il problema è il seguente: di fronte alla condizione di precarietà in cui ci troviamo, spesso la risposta è quella di assolutizzare un dettaglio apparentemente sicuro e insieme di banalizzare altri aspetti. Questo non risolve la difficoltà, ma ne genera altre; è il modo in cui nascono le eresie nella Chiesa, la quale ha invece sempre cercato di ricondurre a unità, secondo la logica dell’«et-et» (pensiamo a quando diciamo che Gesù Cristo è vero Dio e vero uomo).
Gesù nasce povero, per invitarci a confidare non nei beni materiali, ma nell’Amore di Dio. Ce lo ricorda anche papa Leone XIV nel suo primo documento, dedicato proprio ai poveri.
Il libro presenta una storia autobiografica che si dipana in un’abile tessitura tra accuratezza di fatti riportati e libertà delle emozioni che rielaborano i vissuti. «Noi leggiamo e scriviamo principalmente per questo, per trovare consolazione»: proprio sulla scelta di scrivere questo libro si gioca una parte importante del testo. Infatti, l’autrice, giornalista affermata, decide di affrontare un fatto che ha segnato profondamente la sua vita: a 13 anni, ritrova le foto del padre in un album rosso, nelle quali è vestito da prete.
Crescere un figlio assomiglia a un’opera d’arte, in cui l’artista fa emergere una bellezza che precede l’opera stessa. È un orizzonte in cui non si è mai acquietati, mai arrivati, in cui il cambiamento, l’imprevisto la fanno da padroni.