Alberto, un lupo tutto blu
Cinquantadue anni e non sentirli. Era il 1974 quando Lupo Alberto, il lupo più famoso del mondo dei fumetti, assieme alla sua formidabile e improbabile compagnia di amici della fattoria McKenzie, fece il suo esordio in edicola. Nato dalla mente creativa di Silver (Guido Silvestri), Lupo Alberto viene ora celebrato con «L’eroica fifa blu», una ricca e suggestiva mostra, presso il Palazzo del Fumetto di Pordenone, che ne ripercorre la storia fin dai suoi esordi.
Per rintracciare le origini di Lupo Alberto occorre dunque fare un viaggio nel tempo e tornare al 1973, quando un giovanissimo disegnatore di fumetti riceve un incarico destinato a cambiargli la vita. Lui si chiama Guido Silvestri, detto Silver, ed è nato a Carpi (Modena) ventuno anni prima, mentre la proposta di creare una nuova striscia di fumetti arriva direttamente da due mostri sacri del fumetto italiano: Alfredo Castelli, il vulcanico creatore di molti personaggi (tra gli altri, Martin Mystere), e Bonvi, il geniale e irriverente disegnatore di Sturmtruppen. Silver si mette al lavoro e nasce così La fattoria McKenzie, un luogo immaginario in cui un insolito lupo azzurro di nome Alberto entra di soppiatto per poter incontrare la sua amata fidanzata, la gallina Marta. Ma a mettersi di traverso ci pensa il guardiano della fattoria, Mosè, assolutamente contrario a quell’amore poco convenzionale tra un predatore e la sua preda. Tra un blitz e una fuga, Lupo Alberto conosce poi Enrico la Talpa, ovviamente «cieco come una talpa», che lo scambia sempre per il suo amico Beppe (dando vita al tormentone «Ehilà Beppe!») e sua moglie Cesira, amica e confidente di Marta.
La fattoria McKenzie
All’inizio la striscia creata da Silver si sarebbe dovuta chiamare proprio La fattoria McKenzie e avrebbe dovuto essere ospitata sulla rivista «Undercomics» che però non vide mai la luce. Fortunatamente Silver pensò di proporla al «Corriere dei Ragazzi» diretto da Giancarlo Francesconi, che accettò il progetto, ma decise di cambiargli nome: se quel lupo era il protagonista, meglio chiamare il fumetto proprio Lupo Alberto. Era il febbraio 1974 e da quel momento le avventure/disavventure dei curiosi personaggi avrebbero accompagnato migliaia di lettori. E chissà quanti, leggendo le pagine del fumetto, si saranno chiesti: ma perché Lupo Alberto è blu? È lo stesso Silver a confessare che, all’inizio, il problema non si pose, perché l’albo era stampato in bianco e nero. Quando poi si introdusse il colore, l’autore immaginava per il suo personaggio le sfumature del lupo siberiano, quindi grigio con riflessi azzurri, ma il risultato non era del tutto soddisfacente: le percentuali di nero e di blu da usare cambiavano spesso, a seconda del tipografo, e Lupo Alberto rischiava di avere ogni volta un colore diverso. Da qui la decisione drastica: se blu dev’essere, che blu sia. Anzi, più precisamente 60% di ciano o Pantone 297.
Che poi, a ben pensarci, il colore non è l’unica cosa curiosa del fumetto: Lupo Alberto, infatti, ama Marta, una gallina. Una storia d’amore che potrebbe apparire contro le leggi della natura, ma che Silver stesso spiega così: «Credo nella libertà di amare chiunque, senza limiti di età, sesso, razza, o specie animale. Se poi vogliamo riferirci al fatto che i lupi di solito le galline le mangiano, ho semplicemente voluto ribaltare l’ancestrale stereotipo del lupo feroce predatore. Ho ammansito un lupo, tutto qua. Non lo aveva già fatto anche san Francesco?». In barba a tutte le convenzioni, quindi, il predatore Lupo Alberto e la preda Marta si amano e le loro vicende finiscono nelle stanze di migliaia di ragazzi e ragazze che in quei personaggi strampalati un po’ si rispecchiano.
Lo sottolinea anche Luca Raffaelli, direttore artistico del Palazzo del Fumetto: «Ci sono personaggi che ci comunicano il coraggio. Ce ne sono altri che ci comunicano la loro fragilità nei confronti della vita. Lupo Alberto ha comunicato ai suoi lettori lo sgomento di sentirsi coraggioso: insomma, la fifa eroica (blu). Lui sa di avere coraggio, ma sa anche che tirarlo fuori vuol dire panico immediato. Anche se impaurito, il Lupo ci rassicura comunque, perché lui è proprio come siamo noi». È infatti quel suo essere fuori dalle righe che affascina: un lupo blu che non va a caccia di prede e che non ha timore a mostrare le sue fragilità e, appunto, quella sua iconica «eroica fifa blu» che dà proprio il nome alla mostra di Pordenone.
Un lupo attento al sociale
Una mostra, questa di Pordenone, ricca di sorprese sia per gli appassionati di Lupo Alberto sia per coloro che ancora non lo conoscono, ma che sicuramente usciranno dal Palazzo del Fumetto con un’irrefrenabile voglia di leggere le sue storie. Se per i vecchi fan sarà emozionante ripercorrere l’evoluzione dei personaggi, i miglioramenti grafici adottati lungo gli anni e anche la definizione psicologica dei diversi animali, i neofiti si imbatteranno per la prima volta in quelli che sono diventati dei veri e propri tormentoni, come il già citato «Ehilà Beppe», ma anche «zitt zitt» o «scava scava scava».
E se si rimane impressionati dalla mole di oggetti che costituiscono il merchandising di Lupo Alberto (dai diari ai quaderni, passando per le t-shirt, i peluche, le pantofole e molto altro), è giusto anche ricordare il ruolo sociale che il personaggio creato da Silver ha ricoperto negli anni. Le campagne informative che l’hanno visto protagonista hanno infatti affrontato temi come la narcolessia, l’attività del Telefono Azzurro, il diritto agli studi e la tutela dell’ambiente, anche se quella più famosa di tutte rimane il celebre opuscolo Come ti frego il virus! dedicato all’Hiv. Un opuscolo scritto e disegnato in accordo con l’allora ministero della Sanità, che passò dalle iniziali 300mila agli oltre 6 milioni di copie tra ristampe e pubblicazioni. Un’iniziativa che suscitò un vespaio di polemiche e dibattiti sull’opportunità o meno di distribuirlo nelle scuole, ma che, al netto delle diatribe, ebbe il grande merito di parlare di prevenzione in modo chiaro e con un linguaggio adatto ai più giovani.
«Vivo questo evento con la stessa emozione di un debutto, per il luogo in cui si tiene e per la città che lo accoglie – dice Silver, commentando la mostra pordenonese –. Sfogliando le pagine del catalogo, opera preziosa e curatissima in ogni dettaglio, ho ripercorso i momenti più intensi della mia vita e del mio lavoro, che si sono intrecciati al punto da non saperli più disgiungere. Ogni pagina, ogni striscia, ogni dialogo sono tracce indelebili del mio cammino, nel quale mi hanno accompagnato e sostenuto i miei lettori a cui spero di aver regalato qualche istante di leggerezza. Sono loro che ringrazio dal più profondo del cuore». Quegli stessi lettori che da cinquantadue anni non smettono di appassionarsi e identificarsi con quel lupo blu divenuto nel tempo «un cult, un mito, un’icona» come sottolinea Marco Dabbà, presidente del Palazzo del Fumetto.
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