Dapunt: la vita come poesia

Vincitrice del Premio Montale (XXX edizione) lo scorso 16 giugno, Roberta Dapunt (Badia, 1970) è tra le voci poetiche più significative del nostro Paese.
20 Agosto 2026 | di

Roberta Dapunt (Badia, 1970) è tra le voci poetiche più significative del nostro Paese. Il 16 giugno scorso ha ricevuto il Premio Montale (XXX edizione) presso la Biblioteca Sormani a Milano. Si legge nella motivazione: «C’è in Roberta Dapunt una coincidenza tra la sua poetica e la sua vita, in un dialogo serrato che sempre si rinnova e sempre più va nel profondo. I versi trovano la loro sorgente negli spazi e nel tempo dell’esistenza: la natura, il maso, il proprio sguardo, lo sguardo altrui, il corpo, il dolore, la guerra… In questo nostro tempo dove la dignità dell’umano sembra ignorata e i valori morali sono spesso sbeffeggiati, il suo è un canto dove ragione ed etica si elevano nel segno della testimonianza, spoglia di ogni retorica».

A proposito del rapporto sorgivo tra vita e parola dice: «Non faccio differenza tra vita e poesia, per me sono diventate una consonanza, rispondono alla stessa frequenza emotiva e spirituale. Lo stesso accade tra ciò che è vicino e ciò che è lontano. Non mi sento radicata ai luoghi, in uno dei miei versi ho scritto di essere la zolla staccata dai campi coltivati. Continuo ad esserlo. Ogni espressione però ha bisogno di una persona, di un luogo e di un tempo. Il mio tempo è il presente, il mio luogo è il maso alpino che mi ospita. Non è stata solo una scelta di residenza, la considero una condizione oggettiva della mia esistenza. E non è neanche isolamento, è piuttosto la consapevolezza di una separazione e in essa ci sto bene. Sento di aver vissuto, anni fa, una transizione verso una laica consacrazione poetica, come a entrare in un luogo della mente che da lì in poi non avrei più abbandonato. La raccolta Il verbo di fronte inizia con un atto di coscienza, nel quale dichiaro di sentirmi in diritto di dolore. Il percorso dei versi lo racconterà fino alla conclusione del libro, che chiede all’intelletto di poter scrivere ancora, e di nuovo, il mio prato. È un augurio che faccio a me stessa, anche se scrivere il bene e la bellezza rimane per me un’illusione sospesa, ma costantemente desiderata».

Prova la versione digitale del «Messaggero di sant'Antonio»!

Data di aggiornamento: 20 Agosto 2026

Articoli Correlati

Lascia un commento che verrà pubblicato