«Con gli occhi»
«Lo sguardo della grazia di Gesù Cristo scioglie il cuore agghiacciato del peccatore, come la fiamma del fuoco dissolve il ghiaccio. Così il Signore guardò Pietro con gli occhi della misericordia e Pietro pianse amaramente perché il gelo del suo cuore si sciolse in lacrime di compunzione» (Sermoni, Domenica II dopo Pasqua, 5)
Il potere degli occhi ha dell’incredibile. Con uno sguardo posso far vivere una persona oppure, al contrario, la posso uccidere. Gli occhi possono trasmettere accoglienza, incoraggiamento, benevolenza. Quando ci si sente investiti dalla luce di uno sguardo così, il cuore è invaso da consolazione, le giornate ci sembrano più belle, la fiducia zampilla in noi con rinnovata freschezza. Belli sono anche gli occhi trasognati: esprimono lo stato d’animo di una persona innamorata o che accarezza sogni, ricordi.
Ma sappiamo che il potere degli occhi può essere anche devastante. Ci sono sguardi che annullano persone, le giudicano, le aggrediscono. Sguardi svalutanti che tolgono dignità, creano distanze insormontabili. Senza contare, poi, che ci sono perfino sguardi «non-sguardi»: quelli indifferenti, glaciali e superficiali. Quando uno nemmeno ti considera noi diciamo, appunto, che «non ti degna neppure di uno sguardo». Arroganza sdegnosa e nauseante.
Sant’Antonio – tante volte lo fa nei suoi Sermoni – vuol dirci qualcosa a proposito del perdono di Dio. Sono tanti i modi con cui si potrebbe parlare della misericordia divina, ma qui ricorre proprio alla potenza dello sguardo. Lo paragona a una fiamma che, avvicinata al ghiaccio, lo dissolve. Così sono gli occhi di Gesù: rivolti su Pietro, sono come fuoco benefico che scioglie la durezza del suo cuore facendone uscire lacrime di compunzione. Il tradimento è già stato consumato e il Maestro sta portando la croce. Pur in un momento così drammatico, di solitudine estrema per il Signore, prende vita uno dei più incantevoli «miracoli»: Gesù inietta nel cuore tramortito di Pietro il calore della vita; lo rimette al mondo, proprio lì dove tutto sembra parlare di abbandono e desolazione. Pensiamo a come saranno stati gli occhi di Gesù. Quanta accoglienza, quanta dolcezza, quanta nostalgia di amicizia saranno stati in grado di infondere. Un fiume di luce.
Anche san Francesco accorda allo sguardo grande rilievo. A uno dei suoi frati che aveva responsabilità «di governo» su altri fratelli scrive una lettera, raccomandandogli: perdona sempre! «Con gli occhi». Nessuno si allontani mai da te senza prima avere visto nei tuoi occhi la dolcezza del perdono. Un perdono, evidentemente, da elargire non con parole, ma nel silenzio eloquente di uno sguardo. Un perdono da vedere. Quando noi ci si sentiamo raggiunti da uno sguardo così liberante e benevolo non riceviamo semplicemente «qualcosa». Facciamo, piuttosto, l’esperienza di trovare spazio nel cuore dell’altro, di abitare in lui. Di poterci fiduciosamente riposare nella dimora della sua bontà. Veramente un potere strabiliante quello degli occhi. Così ci guarderà sempre Dio: con il desiderio sconfinato di farci abitare in lui, nella forza della sua mitezza. Potremmo mai meritarci un perdono così? Impossibile. Ma esattamente questo è il perdono: dono immeritato, dato non agli «innocenti» (che non esistono), ma ai «colpevoli» che lo desiderano e lo chiedono. A volte in silenzio.
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