«Sono ateo. [...] Però eccomi qua. In volo verso la Mongolia con l’anziano vicario di Cristo sulla terra, pronto a interrogarlo sulla risurrezione della carne e la vita eterna. Perciò mi sono imbarcato su questo aereo: per chiedere a papa Francesco se mia madre vedrà mio padre al di là della morte, e per portare a mia madre la sua risposta. Ecco un folle senza Dio che insegue il folle di Dio fino alla fine del mondo». È questo il fulminante esordio dell’ultimo volume di Javier Cercas, «il più importante scrittore civile d’Europa» com’è stato definito.
Ogni esperienza religiosa ha in sé una dimensione di consumo. Non si va in chiesa, e non vi si andava nei secoli passati, soltanto per adempiere a un obbligo morale, per la paura dell’inferno o per non essere discriminati dai propri compaesani.
Il Santo di Padova, la sua storia, la sua popolarità e la devozione che scavalca i confini religiosi ed etnici, sembra rendere fratelli cristiani e buddisti, musulmani e induisti, e può davvero rappresentare una fiducia, un futuro per lo Sri Lanka.
A dirlo monsignor Christian Carlassare, dallo scorso luglio alla guida della diocesi di Bentiu, in Sud Sudan, Paese dilaniato da decenni di guerra. Un amore, quello per l’Africa, che neppure il ferimento subito nel 2021 è riuscito a smorzare.