«Nella canna, che è agitata dal vento, che è bella all’esterno ma vuota dentro, e il cui frutto è solo la lanugine, è raffigurato l’avaro, che è sbattuto qua e là dal vento della cupidigia» (Sermone III di Quaresima, 18).
Alzare lo sguardo e scrutare l’orizzonte è spesso la chiave di volta per un cammino vocazionale. La via per iniziare a vedere un mondo che ha bisogno di noi e un Dio che ci chiama.
È il tema della Giornata del malato, che si celebra l’11 febbraio. Perché la malattia insegna che non vale solo chi produce o ciò che funziona: al cuore della società ci sono i fragili e i malati.
Non è l’amore, in realtà, a spaventarci. È la nostra vulnerabilità, il timore che essa, consegnata ad altri e non rispettata, diventi occasione di sofferenza. È il rischio insito nell’amore, che però non ha alternative.