Qual è il modo più efficace di raccontare la vita di una persona? Celebrarne le gesta o scavare nel suo vissuto quotidiano? Il giornalista spagnolo Fernando de Haro ha scelto di esplorare il lato umano più profondo di don Luigi Giussani, fondatore del movimento di Comunione e Liberazione, nel libro Perché sono un uomo - Scene dalla vita di don Giussani, riannodando i fili delle proficue relazioni del sacerdote, degli incontri con alcuni protagonisti del Novecento, dei momenti fugaci, a volte lontano dai riflettori della storia.
«Sia nelle regioni in cui la Chiesa è impiantata da secoli, sia là dove essa è in via di essere impiantata, si trovano presso il popolo espressioni particolari della ricerca di Dio e della fede. Per lungo tempo considerate meno pure, talvolta disprezzate, queste espressioni formano oggi un po’ dappertutto l’oggetto di una riscoperta».
Romolo Bugaro, scrittore padovano classe 1962, fa parte di quella generazione di autori che non temono di scandagliare la sfera dei sentimenti umani (basti ricordare il libro I nuovi sentimenti, scritto da Bugaro con Marco Franzoso, Gianfranco Bettin e altri autori nel 2006, edito da Marsilio) in una modalità da sempre considerata, erroneamente, «femminile». E non manca di farlo nemmeno in questo delicato romanzo, ironico e malinconico al contempo, in cui, pagina dopo pagina, accompagna i lettori nel contraddittorio universo interiore dei sessantenni di oggi.
È un pomeriggio qualsiasi quando Rosie intravede dalla finestra di casa la figlia adolescente Saoirse inforcare in bicicletta il vialetto di casa. Poi la ragazzina scompare all’improvviso, di lei resta solo la bici abbandonata in giardino. Le ricerche partono subito, ma di Saoirse non si saprà più nulla per otto lunghi anni, quando finalmente il mistero si scioglierà.
Quanto è importante conoscere, sapere, essere informati da più punti di vista per condurre al meglio la propria e vita e quella delle società in cui viviamo? A questa domanda probabilmente gran parte di noi risponderebbe che è importante, sulla scorta anche di una visione della storia percepita spesso come un avanzamento di conoscenze scientifiche, sociali, culturali, tecnologiche, che ha portato l’umanità a un progressivo sviluppo.
Carmen Lasorella non ha certo bisogno di presentazioni: giornalista, anchor-woman del Tg2, inviata di guerra, autrice di reportage, opinionista, saggista, corrispondente da Berlino, direttrice generale di San Marino RTV… e la lista sarebbe ancora lunga. Ma c’è una cosa che Lasorella non aveva ancora fatto: scrivere un romanzo. Racconti brevi sì, ma romanzi no. Ora, con Vera. E gli schiavi del terzo millennio (Marietti 1820), rimedia alla mancanza e lo fa, come si dice, «col botto»: quasi quattrocento pagine di un romanzo in cui gli echi della sua «prima» professione ci sono tutti.