Cattiva prevenzione
Il consumismo che dalla seconda metà del secolo scorso ha avviluppato come una nefasta ragnatela la nostra società occidentale (e che, nonostante le sempre più ampie fasce di popolazione in povertà, non accenna a diminuire) pare sia giunto a colpire uno dei settori che ne pensavamo immuni: quello sanitario. Oggi, complice il lento ma inesorabile smottamento del SSN (che garantiva standard buoni per tutti), se da un lato c’è chi deve rinunciare a curarsi perché non ne ha le possibilità economiche o è costretto a mesi, se non anni, di attesa per sottoporsi a un esame, dall’altro c’è chi, col proprio denaro, vuole invece accaparrarsi «troppo» quasi per contrappasso: troppi esami, troppe visite, troppe diagnosi.
Ma il problema è che a farne le spese, oltre che i più poveri (perché, per esempio, i medici del SSN, oberati e in condizione di non poter svolgere adeguatamente il loro lavoro, migrano sfiniti sempre più spesso nel privato che ne richiede l’opera, allungando così le liste di attesa del pubblico), sono spesso anche questi nuovi «consumisti della salute», coloro cioè che al primo dolorino corrono magari a farsi una risonanza magnetica total body, con i rischi connessi e che non tutti sanno.
A spiegare bene il fenomeno è Roberta Villa, medico e giornalista, nel suo recente lavoro: Cattiva prevenzione. I pericoli del consumismo sanitario (Chiarelettere). «La prevenzione, che – scrive – è essenziale e indispensabile per la salute e anche per la sostenibilità del Servizio sanitario nazionale, può diventare al contrario una minaccia per il nostro benessere quando ne viene frainteso il significato, quando viene assolutizzata, o quando qualcuno la sfrutta a scopo di lucro senza tener conto degli effettivi vantaggi per l’individuo. Quando, in sostanza, illude le persone che medicalizzando la vita di ogni giorno sia possibile sfuggire a tutte le malattie, e forse perfino alla morte».
Perché la giusta prevenzione, quella che salva la vita, si basa essenzialmente su stili di vita sani e pochi controlli mirati, la cui efficacia è riconosciuta dalla scienza. Tutto il resto, quel di più a cui sempre più spesso assistiamo, in realtà ha dei costi anche in termini di salute e benessere: non solo per l’ansia che questo controllo nevrotico può provocare (e che si ripercuote sul benessere individuale), ma anche per le conseguenze sulla stessa salute dei rischi connessi a esami non necessari. Il libro di Roberta Villa, riguardo a questi ultimi aspetti, è ricchissimo di esempi e di casi concreti che, supportati anche da dati scientifici che ben inquadrano il fenomeno, ci aiutano ad aprire gli occhi consapevolmente.
Prova la versione digitale del «Messaggero di sant'Antonio»!