Ceccobelli, il Cantico e il simbolo

Sulle orme di Francesco, che ha vissuto sempre in cammino la sequela di Cristo, Bruno Ceccobelli propone un’arte anch’essa in cammino, rivolta a un Oltre che attrae, chiama e si offre come inesauribile meta.
23 Giugno 2026 | di

Sulle orme di Francesco che ha vissuto sempre in cammino la sequela di Cristo, Bruno Ceccobelli propone un’arte anch’essa in cammino, rivolta a un Oltre che attrae, chiama e si offre come inesauribile meta. Tanti i sentieri esplorati, tante le tecniche, ma sempre con quella sete e quella aspirazione di Infinito che traspare in ogni sua opera e da cui ogni sua opera trae sostanza e spessore. 

Come Francesco, Bruno avverte tutta la tensione che scorre tra spirito e materia, e si lancia nel vortice in cui tornano a farsi uno. L’Infinito per lui non è mai una sfida alla finitudine della nostra esistenza, ma è l’orizzonte primo e ultimo della vita e dell’arte, radicata nel presente, ma che non si ferma al presente. In questo suo essere ponte tra visibile e Invisibile, il simbolo assume nell’arte di Bruno una centralità che non conosce pari negli autori contemporanei. La sua «arte povera», attraverso frammenti figurativi, segni, geometrie elementari, oggetti, tutto tiene insieme, arcaico e contemporaneo. Il richiamo a forme primarie, quasi rituali, nasce dal desiderio di giungere alla visione dell’essenziale. Le sue opere sono «sospese», come su una soglia e sono esse stesse una soglia, là dove noi siamo chiamati a essere. I suoi segni non spiegano il mondo, ma lo interrogano.

Il Cantico delle creature trasfigura la realtà non perché Francesco è un sognatore, non perché la rifiuta e l’aborrisce, ma perché l’abbraccia come ha avuto il coraggio di abbracciare il lebbroso. Ritrarre Francesco, raffigurando il suo semplice saio e il Tau come cuore, è uno dei vertici dell’opera di Bruno Ceccobelli: saio, corpo e spirito sono tutt’uno e la sua veste è il modo del Poverello di stare al mondo, il suo essere alter Christus, il suo saper portare, nell’abisso dell’esistenza, l’Infinito di Dio. Con il Cantico il Poverello ha saputo tenere insieme, come nessun altro, Cielo e terra, e Bruno Ceccobelli ha voluto celebrarlo con una mostra negli ottocento anni dalla morte del santo: «Cantico nel segno di Francesco», ad Assisi fino al 6 settembre 2026.

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Data di aggiornamento: 23 Giugno 2026
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