11 Agosto 2021

Chiara, la pianticella di Francesco

Una vera relazione è fatta di dipendenza, di consapevolezza che siamo tutti un po’ «pianticelle» di qualcun altro. Santa Chiara insegna...
Statua raffigurante Santa Chiara, Monastero di Santa Chiara di Bienno (BS).

© Andrea Semplici / Archivio MSA

Successe durante il processo di canonizzazione di santa Chiara d’Assisi, mentre si ascoltavano una per una le suore che avevano vissuto con Chiara a San Damiano, che quando fu il turno di suor Filippa, i monsignori presenti ebbero un sussulto e un fremito: la loro attenzione, alquanto sopita dai racconti infarciti di preghiere e penitenze, si risvegliò. E tutti prestarono notevole ascolto a quanto suor Filippa stava raccontando. Ascoltiamo anche noi: «Riferiva anche essa madonna Chiara che una volta, in visione, le pareva che essa portava a santo Francesco uno vaso de acqua calda, con uno asciugatoio da asciugare le mani. E saliva per una scala alta: ma andava così leggeramente, quasi come andasse per piana terra. Et essendo pervenuta a santo Francesco, esso santo trasse dal suo seno una mammella e disse ad essa vergine Chiara: “Vieni, ricevi e suggi”. Et avendo lei succhiato, esso santo la ammoniva che suggesse un’altra volta; et essa suggendo, quello che de lì suggeva era tanto dolce e dilettevole che per nessuno modo lo poteria esplicare. Et avendo succhiato, quella rotondità ovvero bocca de la poppa, donde esce lo latte, remase intra li labbri de essa beata Chiara; e pigliando essa con le mani quello che li era remaso nella bocca, le pareva che fusse oro così chiaro e lucido, che ce se vedeva tutta, come quasi in uno specchio» (FF 2995).

Non c’è che dire: santa Chiara che succhia il capezzolo di san Francesco era immagine alquanto osé anche per quei tempi. E chissà se l’ingenua suor Filippa si sarà resa conto di aver fatto arrossire tutti i presenti. Però è un’immagine bella, e «parlante»! Perché ci dice che una vera relazione è fatta di dipendenza, di consapevolezza che siamo tutti un po’ «pianticelle» di qualcun altro o, persino, di qualcun Altro. Non ci diamo da noi stessi, né la vita né tutto il resto. Ci dissetiamo, per rimanere al sogno galeotto, a fonti che ci sono donate. Ma, d’altra parte, ci dice pure che la relazione è la capacità di camminare anche con le proprie gambe: assumere le proprie responsabilità, essere consapevoli che pure noi abbiamo «latte» da donare agli altri. Tra gratitudine e impegno.

 

Data di aggiornamento: 11 Agosto 2021
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