Con il Family Audit la famiglia non è più un «optional»

Armonizzare lavoro ed esigenze di chi ha figli o vuole averne, oggi è più facile grazie a una certificazione che contempera le priorità delle aziende con i bisogni dei dipendenti. La Provincia di Trento è capofila di questa esperienza.
04 Febbraio 2018 | di

I numeri parlano chiaro. A cristallizzarli in modo implacabile è l’ultimo rapporto dell’Istat su «Natalità e fecondità della popolazione residente» in Italia. Nell’arco di 8 anni, dal 2008 al 2016, le nascite sono diminuite di oltre 100 mila unità. E il calo è attribuibile principalmente alle nascite da coppie di genitori entrambi italiani. La fase discendente è iniziata con la congiuntura economica negativa a cui non è sfuggita nemmeno l’Italia.

Un quadro preoccupante che getta più ombre che luci sul futuro demografico e lavorativo italiano. A sollecitare un’inversione del trend sono, per ora, gli auspici della Giornata per la vita. Quest’anno il tema è particolarmente suggestivo: «il Vangelo della vita, gioia per il mondo».

Che le questioni del lavoro e dell’occupazione tendano a monopolizzare le nostre esistenze, è un dato oggettivo, esasperato dalla globalizzazione selvaggia e dagli umori variabili della grande finanza che, giorno dopo giorno, hanno ricadute immediate e dirette anche sulla nostra vita quotidiana, sulla nostra capacità e necessità di far quadrare i conti familiari (un italiano su tre è a «rischio di povertà o di esclusione sociale»), e in definitiva sulla serenità del nostro futuro e di quello delle nostre famiglie.

Eppure, è proprio nell’alveo del mondo del lavoro – dove investiamo gran parte del tempo della nostra vita – che oggi dovrebbe rinascere un nuovo senso della famiglia come cellula viva e operosa della società. Essere laboriosi e proattivi non può prescindere da una filosofia di coesione sociale che appunto ha bisogno di sedimentarsi su valori condivisi, su una visione unitaria e non egoistica del proprio futuro, e soprattutto sul rispetto delle diverse esigenze di vita contemperando le esigenze del mondo del lavoro e le legittime aspirazioni personali.

Un tentativo recente di rifondare una nuova etica del lavoro, collegata alla difesa e alla promozione della dignità e dell’integrità della famiglia, viene da Trento dove dal 2007, grazie a una felice intuizione del Dirigente generale dell’Agenzia della famiglia della Provincia autonoma di Trento, Luciano Malfer, è stata avviata l’iniziativa del Family Audit: una procedura concepita proprio per favorire la famiglia, la natalità e le politiche giovanili mutuando un sistema di certificazione iniziato in Germania e poi proseguito in Austria, ma personalizzato secondo le esigenze del tessuto sociale ed economico trentino. In realtà si è esteso anche ad altre regioni italiane.

Come scrive Adele Gerardi che ha raccontato gli esiti di questa esperienza nel volume Family Audit – Storie di aziende family friendly (List, 12 euro) «nel corso degli anni il Family Audit è stato attuato a livello nazionale per codificare le misure di conciliazione famiglia-lavoro, da organizzazioni pubbliche e private che intendevano attivare, in modo strutturale, azioni innovative volte a favorire il work-life balance dei propri dipendenti e collaboratori, e contemporaneamente sostenere un approccio culturale innovativo al tema della responsabilità sociale d’impresa». A tutt’oggi sono state certificate 190 organizzazioni in tutta Italia, pubbliche e private: comuni, cooperative, aziende, anche di grandi dimensioni.

L’iter della certificazione è articolato in varie fasi. Innanzitutto c’è la figura del consulente accreditato dall’Agenzia della famiglia, che, all’inizio, aiuta l’organizzazione che richiede il Family Audit, a preparare il proprio «piano aziendale» con l’obiettivo di soddisfare le proprie esigenze organizzative e i bisogni e le aspettative dei dipendenti.

Poi, il piano passa al vaglio di un valutatore il quale, tra l’altro, deve verificare che l’organizzazione abbia la forza e la capacità di portarlo avanti. Infine il piano viene esaminato dal consiglio del Family Audit: un organismo composto da una dozzina di persone qualificate. Se tutto è a posto, il consiglio dà il via libera alla certificazione che è la prima tappa di un percorso di tre anni. Ogni anno il valutatore controlla che gli impegni assunti siano stati rispettati. In caso contrario la certificazione può essere sospesa o addirittura ritirata.

«Aderire alla certificazione del Family Audit – sottolinea Gerardi – permette ad una organizzazione di innestare le misure più strettamente relative alla conciliazione vita-famiglia-lavoro (part-time, tele-lavoro, flessibilità di orario in ingresso e uscita, congedi parentali, banca ore, asili nido aziendali) con i benefit del welfare aziendale ovvero con quei servizi che garantiscono maggior poter d’acquisto ai dipendenti con convenzioni e agevolazioni per l’istruzione dei figli, la propria formazione professionale, spese mediche, alimentari, di carburante, assistenza per anziani, mutua integrativa, iniziative ludico–culturali. Non solo a beneficio dell’azienda e dei dipendenti, ma anche dello sviluppo locale». Inoltre è un’ottima facilitatrice di politiche di sviluppo delle pari opportunità e dell’occupazione femminile.

A guadagnarci dal Family Audit sono sia i soggetti certificati, per la maggior parte aziende, perché raggiungono un profitto sostenibile grazie a un modello di organizzazione del lavoro in cui le risorse umane hanno un forte valore aggiunto, sia gli stessi dipendenti che, in un contesto generale di crescente riduzione del welfare pubblico, trovano una maggiore attenzione all’interno dell’ambiente lavorativo, in un clima aziendale positivo in cui aumenta sia il loro benessere, sia la loro produttività, sia il loro potere d’acquisto.

Ma conviene anche alla pubblica amministrazione che si ritrova a sostenere una minore pressione in termini di costi a livello assistenziale. I risultati sono evidenti. Nelle organizzazioni certificate, dopo l’introduzione del Family Audit, sono calati l’assenteismo e il turn-over, sono aumentate le ore di lavoro, e i rientri dai periodi di congedo sono più tempestivi. E non solo grazie al tele-lavoro o alla flessibilità di orario, ma anche alle diverse azioni programmate dai datori di lavoro nel piano aziendale certificato, volte a consentire ai dipendenti di armonizzare lavoro e vita privata, attraverso forme di smart working.

Il Family Audit sta raccogliendo un interesse crescente. «Ci sono due sperimentazioni – ricorda la coordinatrice Lucia Claus –: una in via di conclusione, l’altra in pieno svolgimento in collaborazione con il Dipartimento per le politiche per la famiglia presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri. Quindi all’interno delle aziende coinvolte ci sono anche quelle che hanno aderito alla sperimentazione nazionale. A parte l’area del Trentino-Alto Adige, abbiamo numeri significativi in Lombardia, Veneto e Lazio».

Un altro punto di forza di questa iniziativa è la progressiva costruzione di un sistema premiante. In Trentino è già realtà. Nei bandi, nelle gare d’appalto, nella concessione di contributi c’è un’attenzione particolare alle organizzazione certificate Family Audit che nelle graduatorie di ammissione ai contributi possono ottenere punteggi maggiori.

Data di aggiornamento: 04 Febbraio 2018
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