01 Marzo 2021

«Con la misura con la quale misurate…»

Le persone omosessuali vanno accolte allo stesso modo di Gesù, che ha accolto con misericordia e affetto ogni uomo e donna. Anche ciascuno di noi, fragile e peccatore.
«Con la misura con la quale misurate…»

© Thanapon Peungtippimanchai / Getty Images

«Caro direttore, innanzitutto volevo ringraziarla per l’impegno profuso dalla vostra rivista, che mia nonna e mia mamma mi hanno fatto conoscere, adesso che sono un’adulta cresciuta “a pane e Mera”. È la seconda volta che vi scrivo, perché sono un tantino perplessa e non so a chi rivolgermi. […] L’intento del Papa si deduce non solo dalle sue parole, ma anche dai suoi gesti. Accogliere in Vaticano una coppia gay “cattolica” con figli, è segno palese che quando dice: “I gay hanno diritto ad avere una famiglia”, approva non solo il matrimonio tra persone dello stesso sesso, ma “arricchito” anche da figli. Contrariamente a quanto viene detto nel Catechismo della Chiesa Cattolica, ma ancora prima nella Sacra Bibbia a cui esso si ispira. […] Dopo l’accettazione del matrimonio civile, mancherà poco ad approvare anche quello religioso... Mi scusi padre, ma sono davvero amareggiata e disorientata […]».
Lina P.

Per ciò che poveramente posso dire io, cara lettrice, non mi pare proprio che papa Francesco sia contro la Bibbia o il Catechismo della Chiesa Cattolica. Al di là degli scoop giornalistici e dei titoli a effetto, non mi sembra nemmeno che abbia ultimamente affermato cose del tutto nuove. La frase completa incriminata, tratta da un docu-film del regista Afineevsky, presentato nell’ottobre scorso, è: «Le persone omosessuali hanno il diritto di essere in una famiglia. Sono figli di Dio e hanno diritto a una famiglia. Nessuno dovrebbe essere estromesso o reso infelice per questo. Ciò che dobbiamo creare è una legge sulle convivenze civili. In questo modo sono coperti legalmente. Mi sono battuto per questo».

Niente di così eclatante che il Papa non abbia in realtà già detto o scritto. Per esempio nell’Amoris laetitia: «Desideriamo innanzi tutto ribadire che ogni persona, indipendentemente dal proprio orientamento sessuale, va rispettata nella sua dignità e accolta con rispetto, con la cura di evitare ogni marchio di ingiusta discriminazione» (n. 250), a cui segue subito dopo la chiarificazione esplicita che non esiste «fondamento alcuno per assimilare o stabilire analogie, neppure remote, tra le unioni omosessuali e il disegno di Dio sul matrimonio e la famiglia» (n. 251).

E quindi: no alla stepchild adoption (adozione della prole del partner), considerata dalla Chiesa come la chiave d’ingresso per il figlio a tutti i costi, e la maternità surrogata, altrimenti nota come utero in affitto. E non solo da parte della Chiesa: per esempio, in Francia, nel 2014, fu pubblicata da «Libération» una lettera aperta che si esprimeva contro l’utero in affitto, ed era firmata non da conservatori di estrema destra o da associazioni pro life, bensì da scrittrici e storiche del movimento femminile, professori universitari, psicoanalisti, dal Clf (Coordinamento lesbiche francesi) e da altri. 

La Chiesa, dunque, sostiene gli sforzi della politica di dare una configurazione giuridica a queste coppie, anch’esse con diritti e doveri. Ma comunque sia, le persone omosessuali, e tanto più i loro figli, vanno accolte come Gesù ha accolto con misericordia, affetto e senza differenze, ogni uomo e donna, ognuno di noi compreso: nella nostra fragilità e peccato, nel bene che Dio ha messo nel cuore di ciascuno. In definitiva, nell’essere tutti ugualmente figli e figlie dello stesso Padre. E ciò è del tutto evangelico e secondo il Catechismo (n. 2358). Se cominciamo a escludere qualcuno per principio, alla fine faremo tutti la stessa fine: «Con la misura con la quale misurate…» (Mc 4,24).

 

Prova la versione digitale del «Messaggero di sant'Antonio»! 

Data di aggiornamento: 01 Marzo 2021
Lascia un commento che verrà pubblicato