È la fine per l’amore romantico?

A colloquio con Gustavo Pietropolli Charmet. Il noto psicoterapeuta descrive un modello di relazione di coppia che si sta imponendo specie tra i giovanissimi (ma non solo): l’amore narcisistico.
28 Novembre 2017 | di

Narciso si è innamorato. Con chi potrebbe fare coppia uno come lui, abituato a riflettere solo la propria immagine? Sembra una domanda teorica, e invece Narciso innamorato è il titolo di un libro (Rizzoli 2014) che, lungi dall’essere una tesi a soggetto, è un traguardo, frutto di anni di osservazione di centinaia di ragazzi e ragazze incontrati dagli autori, gli psicoterapeuti Laura Turuani e Gustavo Pietropolli Charmet. A quest’ultimo, tra i più famosi esperti italiani in materia, abbiamo chiesto conto soprattutto del sottotitolo del testo: La fine dell’amore romantico nelle relazioni tra adolescenti.

Msa. Professore, l’amore narcisistico che sembra essere subentrato a quello romantico presenta alcuni aspetti inquietanti… Siamo caduti dalla padella alla brace?Pietropolli Charmet. Ogni cambiamento, soprattutto in un’area così delicata come la gestione della vita sentimentale, suscita qualche preoccupazione, perché la trasformazione può essere un’evoluzione positiva o un’involuzione.

Ci descrive questo nuovo modello che si sta imponendo? Le tendenze narcisistiche nella società hanno modificato il legame della giovane coppia. Le due vite vengono messe in parallelo: si condivide, si progetta insieme, ma non si fonda un «noi» romantico, non ci si mette radicalmente al servizio dell’altro, non lo si idealizza, non si dipende, non si aspira nemmeno a quella fusione che a dire del romanticismo garantirebbe il massimo di appartenenza reciproca. Invece, le nuove generazioni la mettono sul piano del «mi è utile», «mi serve», «ne ho bisogno», il partner mi valorizza e condivide valori quali l’autonomia personale e l’autorealizzazione. Il soggetto non è più al servizio dell’oggetto d’amore: il sé è più importante. Si instaura una relazione quasi aziendale, condita di molto affetto, molto legame, una serena vita sessuale, sentimentale, e anche una certa fedeltà a un progetto comune. Una vita di coppia molto pacata, senza i picchi dell’amore romantico.

Quali le conseguenze? Intanto, si differiscono genitorialità e coniugalità, tappe cui si arriva quando si ha l’impressione di aver già sistemato gli affari propri, in termini di sicurezza, di raggiungimento di un lavoro di un certo tipo, e di aver soprattutto trovato un partner che si configuri per la propria prole come un genitore bravo, competente, dedito... La convivenza, che sembrerebbe propedeutica a una relazione matrimoniale, in realtà la distanzia nel tempo.

Anche l’innamoramento, con il suo carico di idealità, ne esce depotenziato. A me sembra così. Questi ragazzi non provano più l’estasi, la riscoperta dell’oggetto perduto, la grande passione, quelle caratteristiche tipiche dell’innamoramento adolescenziale. È piuttosto uno stato quasi fraterno, amicale, non capisci se sono amici, fratelli, fidanzati, amanti... Ma è anche un’appartenenza profonda, perché stanno sempre insieme tra loro e con il gruppo di pari, e pure con le famiglie di origine. C’è un generale consenso da parte dei genitori per queste coppiette anche molto precoci, che vivono quasi more uxorio. È una relazione utile per la realizzazione del sé, che non è affatto avversata: la famiglia, anzi, incorpora la coppietta ed è molto ospitale, benevolente. Non è più un amore clandestino, tragico, romantico alla Giulietta e Romeo, con i genitori avversari dichiarati. Tutto alla luce del sole, e anche alla luce della luna...

Come si spiega allora il grande ritorno, proprio tra i più giovani, della gelosia? Non è una contraddizione? Anzi, è una conseguenza quasi inevitabile di questo nuovo approccio. L’infrazione nella relazione suscita rabbia, è vissuta come intollerabile offesa narcisistica. Certo è una gelosia più da vendicativi stalker che da depressi. Non sono geloso per la perdita dell’oggetto d’amore, ma per il riflesso di dolore che l’offesa subìta mi ha provocato e per la parallela umiliazione sociale.

 

L’intervista fa parte dell’approfondimento dal titolo Il (sano) arretramento dell’amore romantico pubblicato nel numero di novembre 2017 del «Messaggero di sant’Antonio» e nella corrispondente versione digitale.

Data di aggiornamento: 28 Novembre 2017

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