Hotel «child free»

Anche in Italia si stanno moltiplicando gli alberghi solo per adulti, dove i bambini, con i loro allegri schiamazzi, non sono i benvenuti. A parte l’atteggiamento discriminatorio, questi hotel sono lo specchio di una società che non ama più il suo futuro.
28 Luglio 2026 | di

I bambini e le bambine in questo momento non se la passano bene. Il calo demografico li rende una popolazione minoritaria, in percentuale inferiore persino rispetto agli ultraottantenni. Più il loro numero diminuisce, più la disattenzione cresce. Di pari passo, nelle case aumenta la presenza di animali domestici (in particolare cani e gatti). Sembra che questi esercitino oggi un maggior appeal sulle famiglie rispetto ai bambini, al punto che anche molte politiche sembrano andare nella direzione di considerarli portatori di veri e propri diritti sociali. Accanto al congedo di maternità e di paternità, mi aspetto a breve una legge a favore del «congedo di cucciolanza» per l’arrivo di un nuovo animale. La dimensione dell’infanzia sta perdendo il primo posto nei desideri delle famiglie. Lo dico in senso leopardiano, con quel pessimismo nutrito dalla speranza che si tratti di uno scenario impraticabile e che, da un momento all’altro, i nostri bambini e le nostre bambine possano riscattarsi nell’immaginario collettivo, tornando ai primi posti. 

Purtroppo, un’altra recente scoperta ha confermato questa impressione. Cercando un hotel per le vacanze con i nipotini, sono incappato nei cosiddetti «Hotel Adults only», riservati esclusivamente agli adulti in senso anagrafico, dove non è prevista la presenza di bambini. La giustificazione è il voler creare un ambiente di relax assoluto, garantendo una vacanza libera dagli schiamazzi e dai giochi tipici degli alberghi «Family friendly». In quegli stessi alberghi, però, cani e animali domestici sono ammessi. In Italia, il numero di queste strutture ricettive vive un aumento considerevole. Non si capisce se siamo al limite della legalità o dentro un film che nessuno vorrebbe vedere. Faccio una pura e semplice constatazione: se un albergo si definisse «Disability free» si avrebbe un’insurrezione e l’immediato intervento della magistratura, poiché una simile limitazione verrebbe considerata discriminatoria nei confronti delle persone con disabilità. Come mai la stessa reazione non esplode a favore dei bambini e delle bambine? Che cosa porta questi hotel a vantarsi di essere i primi con questa caratteristica? Quasi fosse uno slogan per attirare i clienti e non una scelta di cui vergognarsi. 

Diventa difficile pensare al calo demografico come a una pura e semplice questione economica, sociologica o altro. Le istituzioni dovrebbero aiutare a ricostruire un immaginario positivo nei confronti dei più piccoli. Per i canoni dei «grandi», un bambino non dovrebbe dire bugie, arrabbiarsi, urlare, correre, litigare con i fratellini, ma dovrebbe sempre ascoltare, essere paziente, obbediente, silenzioso, addormentarsi a comando, e così via. Quando questo non accade, scatta subito la ricerca di disturbi neuropsichiatrici che non hanno ragione d’essere, perché si tratta di comportamenti che caratterizzano la necessaria freschezza dell’infanzia. Un vantaggio evolutivo che la natura mette a disposizione: quella elasticità che permette di imparare facilmente e di trasformare le difficoltà in risorse. Temi che ho ampiamente affrontato in questi miei articoli che ci ricordano come sia necessaria la massima benevolenza verso i bambini e le bambine… se vogliamo avere un futuro.

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Data di aggiornamento: 28 Luglio 2026
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