Il volto nuovo del turismo religioso
Il turismo religioso, che a differenza del turismo tradizionale non conosce stagione, sta vivendo in Italia un periodo di rinnovato interesse. Sempre più persone cercano, infatti, esperienze autentiche, sostenibili e capaci di rallentare i ritmi frenetici della vita quotidiana. Nel panorama europeo, il nostro Paese si conferma un punto di riferimento in tal senso, grazie alla straordinaria diffusione di luoghi spirituali, alla rete dei cammini e alla ricchezza degli itinerari culturali. Secondo le rilevazioni ENIT, oltre la metà dei viaggiatori dichiara che gli aspetti ambientali influenzano la scelta della destinazione. In questo contesto, monasteri e abbazie non sono più soltanto mete da visitare, ma luoghi in cui condividere silenzio, ascolto, preghiera e vita comunitaria. Tra le realtà più significative spiccano l’Abbazia di Novacella, in Alto Adige, e il Monastero di Sant’Anna, di Bastia Umbra. Pur inseriti in contesti molto diversi, entrambi hanno saputo coniugare spiritualità, accoglienza e attenzione ai bisogni dell’uomo contemporaneo.
L’abbazia di Novacella
A pochi chilometri da Bressanone, nel cuore della Valle Isarco, l’Abbazia di Novacella rappresenta una delle più importanti realtà monastiche dell’arco alpino. Fondata nel 1142 dal beato Artmanno, vescovo di Bressanone, la struttura monastica custodisce un patrimonio artistico e architettonico di straordinario valore, dove convivono armoniosamente elementi romanici, gotici, rinascimentali e rococò. Raggiungere Novacella significa già entrare nello spirito del luogo. Molti visitatori scelgono di arrivarvi a piedi percorrendo i sentieri che attraversano vigneti, meleti e antichi masi. Il cammino diventa così parte integrante dell’esperienza, un invito a rallentare e a lasciarsi avvolgere dalla bellezza del paesaggio alpino prima ancora di varcare le antiche mura del monastero.
Da quasi nove secoli i Canonici regolari di sant’Agostino custodiscono questo luogo, mantenendo vivo il carisma originario del fondatore. La loro vita è scandita dalla preghiera comunitaria, dalla celebrazione della liturgia, dall’attività pastorale e dall’impegno nella formazione. I tredici canonici che compongono oggi la comunità operano sia all’interno dell’abbazia sia nelle parrocchie affidate alla loro cura. Particolarmente significativa è la presenza del convitto maschile, dove i giovani possono contare sull’accompagnamento umano e spirituale di un canonico.
Novacella è anche un centro culturale vivace, aperto al dialogo tra fede, arte e società. I suoi tesori storici sono accessibili al pubblico e durante l’anno vengono organizzati mostre, incontri ed eventi, con particolare attenzione all’arte contemporanea. Accanto alla dimensione spirituale, l’abbazia sviluppa importanti attività economiche legate all’agricoltura, alla gestione forestale e, soprattutto, alla viticoltura. I vini bianchi di Novacella si distinguono per profumi intensi e fruttati, acidità vivace e caratteristiche note minerali che riflettono il terroir alpino; i rossi sono apprezzati per equilibrio, freschezza e autenticità. La qualità della produzione è confermata dai numerosi riconoscimenti ottenuti nei principali concorsi enologici internazionali. In particolare, il Sylvaner e il Kerner sono frequentemente segnalati tra i migliori bianchi d’Italia dalle più autorevoli guide del settore.
Accanto alla produzione vitivinicola, l’Abbazia offre ogni giorno visite guidate che consentono di scoprire la storia, l’arte e l’architettura del complesso monastico, oltre a degustazioni dei vini della cantina abbaziale. Un’opportunità per conoscere da vicino una tradizione secolare in cui spiritualità, cultura e lavoro convivono armoniosamente. Le attività sono sospese la domenica e durante le principali festività religiose, nel rispetto dei tempi della vita monastica. La cantina dell’Abbazia, una delle più antiche d’Europa e principale fonte di reddito della comunità, è oggi un modello di sostenibilità ambientale. Tra le prime in Alto Adige a operare secondo criteri di neutralità climatica, dispone di una centrale idroelettrica e di un impianto a cippato alimentato con il legno proveniente dai boschi del monastero. Un impegno che testimonia come la cura del creato possa tradursi in scelte concrete.
Bastia Umbra (PG)
Dalle montagne dell’Alto Adige alle colline umbre, il viaggio conduce al Monastero di Sant’Anna di Bastia Umbra, ospitato nella quattrocentesca Rocca Baglioni, a breve distanza da Perugia e da Assisi. Qui vive una comunità di una ventina di monache benedettine della congregazione Sublacense Cassinese, che seguono la Regola di san Benedetto fondata sull’equilibrio tra preghiera e lavoro. A guidare la comunità è madre Noemi Scarpa, protagonista di una storia singolare. Prima di entrare in monastero, con il nome di Erika, era una promettente giocatrice di basket in Serie B. La vocazione è maturata nel tempo fino alla scelta di lasciare lo sport agonistico per abbracciare la vita monastica.
Tra le religiose, quattro monache sono impegnate in un’attività particolare: la cucina. «Per noi la cucina è un canale di evangelizzazione; qualcuno la definisce evangelizzazione domestica», racconta suor Myriam, una giovane monaca dal temperamento vivace e contagioso, animata da un entusiasmo genuino e forte di un brillante percorso accademico culminato nel conseguimento di quattro lauree. Da una semplice raccolta di ricette è nata un’esperienza che ha raggiunto migliaia di persone attraverso libri, incontri e programmi televisivi. Le benedettine sono infatti protagoniste della trasmissione La cucina delle Monache, in onda su Food Network. Le loro preparazioni si basano su ingredienti genuini, spesso provenienti dall’orto coltivato direttamente dalla comunità. Tra le specialità più amate figurano i «Tozzetti delle Monache», biscotti aromatizzati all’anice divenuti simbolo di ospitalità e condivisione. Attorno alla cucina ruota una visione più ampia che unisce sostenibilità, educazione alimentare e cura delle relazioni.
L’accoglienza rappresenta uno dei pilastri della vita del monastero. La foresteria dispone di dieci camere per venticinque posti letto, occupati durante tutto l’anno da pellegrini e persone in ricerca spirituale. La missione che oggi le monache sentono più urgente è quella dell’ascolto: delle storie, delle fragilità, delle speranze e delle domande di chi bussa alla loro porta. Questo ascolto prosegue anche attraverso i nuovi strumenti della comunicazione. Il profilo Instagram della comunità supera i 30mila follower e consente alle monache di raggiungere persone che probabilmente non entrerebbero mai in un monastero.
Proprio dall’attenzione alla persona è nato il dialogo con il mondo scientifico. Il monastero ha recentemente ospitato, insieme alla Fondazione TERA, il convegno internazionale Stili di vita: tra scienza e fede, dedicato alla cura dei malati oncologici. Medici e ricercatori hanno riflettuto sul valore di principi come equilibrio, moderazione, relazioni e vita comunitaria, riconoscendo nella tradizione benedettina preziosi spunti per promuovere stili di vita sani e sostenibili, con particolare attenzione all’alimentazione.
Novacella e Sant’Anna dimostrano che il monachesimo non appartiene soltanto al passato. In un tempo segnato dalla velocità e dall’individualismo, questi luoghi continuano a offrire spazi di silenzio, accoglienza e autenticità. È forse questa la ragione profonda del nuovo successo del turismo religioso: non la semplice ricerca di monumenti, ma l’incontro con comunità vive, capaci ancora oggi di offrire senso, ascolto e speranza all’uomo contemporaneo.
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