16 Settembre 2026

Perdonare non è dimenticare

Perdonare non è giustificare il male, ma piuttosto riconoscere all’altro la possibilità di cambiare, anche ponendo tra noi e lui una distanza che non gli permetta più di danneggiarci.
Perdonare non è dimenticare

© Fine Art Images / Heritage Images via Getty Images

«Leggo sempre con interesse gli articoli di padre Antonio Ramina, che diventano spesso uno spunto di riflessione in famiglia o tra amici, visto che portano le parole di sant’Antonio nella nostra quotidianità. Mi è tornato in mano l’articolo di gennaio di quest’anno, nel quale ci invitava ad abbandonare il rancore… Però, di fronte a certe situazioni, non sempre si tratta di rancore o di voglia di vendetta, ma semplicemente di auto-protezione. Me lo ha fatto notare un’amica che ha deciso di tagliare i ponti con una persona che l’ha molto ferita: ogni volta che perdonava e dimenticava, si tornava al solito comportamento tossico. Ha deciso di non dimenticare per proteggersi sia dal punto di vista psicologico che fisico».

Lettera firmata

Partiamo da un fatto importante: le ferite che abbiamo subìto, specialmente quando sono profonde, non le dimentichiamo mai. Pensiamo a un fatto grave come un tradimento oppure una violenza ricevuta da una persona che ci è vicina: non è possibile dimenticare, e se ciò avviene vuol dire che la questione è tanto seria che abbiamo messo in atto dei meccanismi di rimozione psicologica, che richiedono un percorso di cura. Perdonare non è dimenticare: infatti, padre Antonio, nel suo articolo Liberi dal rancore, non invita mai a dimenticare, ma piuttosto a essere dimentichi, cioè a scegliere, di fronte al male subìto, di non mettere in atto un comportamento rivendicativo. In questo senso, il perdono è inteso come un cammino che ha diverse tappe, di cui la prima è non rispondere al male con il male. 

Tuttavia, abbiamo bisogno di proteggerci dal male: in certi casi, come quando si subisce violenza, non si può pensare di sopportare e basta. Bisogna avere il coraggio di denunciare il male e prendere le distanze da esso, per confinarlo e non permettergli di dilagare. Il perdono non è giustificazione del male, ma piuttosto il riconoscere all’altro la possibilità di cambiare, che non vuol dire continuare a permettergli di danneggiarci! Invece, è necessario mettere in chiaro certi limiti, anche prendendo delle decisioni difficili, come quella di porre una distanza di protezione. Quando si creano situazioni conflittuali, non sempre, infatti, è possibile una riconciliazione, anzi, talvolta è opportuno che ognuno vada per la sua strada: anche nella Bibbia abbiamo degli esempi di questo. Pensiamo all’episodio del libro della Genesi che narra di Abramo e di suo nipote Lot (cfr. Gen 13,6-12): inizialmente essi vivono nello stesso territorio, ma un giorno scoppia una lite tra i loro mandriani, perché «avevano beni troppo grandi e non potevano abitare insieme», e questo era fonte di discordia. Allora Abramo invita Lot a separarsi da lui, gli lascia pure scegliere dove andare: pur riconoscendo il legame con lui («noi siamo fratelli», gli dice), si rende conto che non è possibile rimanere insieme. È importante perdonare, ma questo non è incompatibile con la scelta di proteggere ciò che ci permette di vivere.

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Data di aggiornamento: 16 Settembre 2026

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