L’Eucaristia, la forza
«Con la Santa Eucaristia, Cristo ci dà il suo corpo e sangue per renderci migliori, perché il bene in noi sia più forte del male, se lo vogliamo. Sovente diciamo: “Io cerco di essere buono ma sono fatto di una ‘pasta debole’, a volte cedo al male, agli egoismi, agli interessi personali, ai capricci, alle ingiustizie, alle falsità... Sono un essere umano quindi un po’ debole”. Con l’Eucaristia, Cristo ci dà se stesso, la sua sostanza divina, un po’ della “stoffa divina” di cui Lui è fatto. Ogni giorno dobbiamo scegliere tra il male e il bene. Dio ci lascia liberi di scegliere ma ci aiuta, se lo vogliamo. Se seguiamo gli insegnamenti di Gesù e se ci cibiamo di questo pane speciale che è l’Eucaristia, diventiamo migliori se lo vogliamo, se ci impegniamo sinceramente. Con l’Eucaristia, Dio ci dà suo figlio, una parte di sé, per renderci capaci di scegliere il bene, migliorare, se ci impegniamo, [...] di concentrarci sul messaggio fondamentale del Vangelo: la giustizia, l’uguaglianza, la fratellanza».
Una lettrice
L’Eucaristia è un mistero che va oltre la nostra comprensione. Il fatto che sia un mistero non significa che non abbia spiegazione, che non si possa dire nulla, ma piuttosto che non può essere esaurito, capito, compreso del tutto. A ben vedere, ciò che conta davvero nella vita non è capire tutto: questa è l’originaria tentazione che portiamo in noi. La questione è come poter vivere questo, come entrare in tale mistero e ricevere la grazia che ne deriva. La teologia può aiutare a dar ragione del sacramento, ma è soprattutto l’esperienza viva della fede che dona di entrarci veramente.
In tal senso, san Francesco d’Assisi ci offre parole piene di stupore, che colgono soprattutto l’umiltà di Dio: «Tutta l’umanità trepidi, l’universo intero tremi e il cielo esulti, quando sull’altare, nella mano del sacerdote, si rende presente Cristo, il Figlio del Dio vivo. O ammirabile altezza e degnazione stupenda! O umiltà sublime! O sublimità umile, che il Signore dell’universo, Dio e Figlio di Dio, così si umili da nascondersi, per la nostra salvezza, sotto poca apparenza di pane! Guardate, fratelli, l’umiltà di Dio, ed aprite davanti a lui i vostri cuori; umiliatevi anche voi, perché siate da lui esaltati» (cfr. Lettera a tutto l’Ordine, FF 221).
Il desiderio di concretezza, di vedere con gli occhi, di toccare con mano, porta Francesco a realizzare il presepe a Greccio come luogo in cui fa celebrare la Messa: possiamo qui cogliere lo stretto legame, quasi il parallelismo, tra il mistero dell’Incarnazione (Dio che si fa uomo in Gesù, celebrato nel Natale del Signore) e l’Eucaristia, Dio che si fa pane e vino, corpo spezzato e sangue versato per noi. Più che il suo impegno e sforzo personale, sono lo stupore e la gratitudine di fronte all’amore di Dio, che si manifesta nell’Eucaristia, che portano Francesco a essere testimone di misericordia, fraternità e pace.
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