Magnifica, l’umanità consapevole

L’enciclica di Leone XIV elogia le capacità dell’uomo ma esorta a non affidarci a idoli tecnologici, col rischio di annientare la dignità umana.
13 Luglio 2026 | di

Magnifica è tutta l’umanità che ha il compito di fare grandi cose e ne ha la capacità, creata per questo da Dio. La sua «forza vitale» non risiede nell’efficienza del calcolo o nella perfezione dei dati, ma nella coscienza dei propri mezzi e nella consapevolezza dei propri limiti. Occorre partire dal titolo per interpretare il senso della ricchissima enciclica di papa Leone dedicata alla «grandezza della persona nell’era delle intelligenze artificiali». Straordinario il primo richiamo biblico del Pontefice al vero rischio di oggi: quello di riprodurre la Torre di Babele, in forma digitale. La tentazione cui noi siamo esposti è di illuderci di poter affidare la nostra vita a strumenti, a «idoli» che, con le loro promesse, ci annebbiano, generando fratture e incomunicabilità.

Per Leone non è il progresso che va demonizzato, ma il «paradigma tecnocratico» che presume di sostituirsi al divino, di poter disporre di tutto senza alcun rispetto della dignità umana. La critica è indirizzata soprattutto a quelli che negli Stati Uniti vengono chiamati gli accelerazionisti, i visionari ma spregiudicati imprenditori della Silicon Valley (non tutti come vedremo) che alimentano una corsa sfrenata all’innovazione. 

L’invito del Papa è di recuperare i tempi della riflessione, della cura, della relazione. Contro la fretta algoritmica, che consuma i giorni, Leone rivendica il valore della sosta e del discernimento, ricordando che non tutto ciò che è tecnicamente possibile è anche moralmente lecito. Il ragionamento si radica nella Dottrina sociale della Chiesa. Firmata il 15 maggio nel 135° anniversario della Rerum Novarum di Leone XIII, l’enciclica si fonda su un parallelismo storico: se allora la Chiesa dovette decifrare le «cose nuove» della rivoluzione industriale e difendere gli operai dallo sfruttamento, oggi si misura invece con il nuovo della transizione digitale. Il Pontefice denuncia i meccanismi predatori del «colonialismo dei dati» e del «saccheggio delle risorse ambientali», richiamando la necessità di ripensare lo sviluppo oltre i freddi parametri finanziari. Va rifiutata la logica che riduce chi lavora a risorsa ottimizzabile, l’esaltazione di un’efficienza che tratta l’umanità come mezzo e non come fine. 

Il legame tra dignità individuale e bene comune è stringente: il Papa avverte che «non serve un’IA più morale se questa morale è decisa da pochi». L’innovazione deve tradursi in giustizia sociale, prestando attenzione ai più fragili e ai migranti, definiti il vero «banco di prova» della nostra civiltà. Non sfugge al suo ragionamento la deriva bellicista che sta dilaniando il Pianeta. Con i sistemi di arma guidati dalla IA siamo davanti all’automazione della morte, alla possibilità di colpire senza guardare il volto del nemico trasformato in dato da cancellare dallo schermo. Per questo va disarmata la tecnologia e resi individuabili sempre i responsabili in «carne e ossa». Su questi temi così decisivi la parola di papa Leone buca il muro del silenzio della politica e la sollecita a intervenire. Gli strumenti che propone sono riflessione e dialogo. Non a caso alla presentazione dell’enciclica era invitato pure Christopher Olah cofondatore di Anthropic, una delle aziende più influenti delle IA. «Abbiamo bisogno di autorità morali che ci aiutino a fare la cosa giusta, da soli non ce la facciamo» questo il suo commento. L’inizio di un confronto, quello che serve.M

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Data di aggiornamento: 13 Luglio 2026
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