Intra vulnera tua

Ferite come pertugi di speranza, come immagine d’amore. Sono le ferite di Cristo, piaghe che diventano canali aperti tra Lui e noi, e che riversano misericordia sulle nostre miserie.
10 Agosto 2026 | di

L’estate è arrivata e confesso che ogni anno sono un po’ infastidita da tutti i servizi televisivi sulle vacanze. Mi chiedo che senso abbiano: chi va in vacanza non li guarda e chi resta a casa non ne trae vantaggio. Non si tratta di invidia per chi viaggia, si diverte, si riposa, ma l’eccessivo ritorno su questo argomento è irritante. Un malato non va in vacanza e, se ci va, la sua malattia lo segue. Ma anche chi deve seguire un infermo in casa o una persona anziana, non va in villeggiatura. E sono tante le persone che per motivi economici non si possono permettere le ferie. Tutto questo chiasso, disordinato e festaiolo, spesso è pesante da sopportare.

Ma proprio l’impossibilità ad accedere a questo frastuono può condurci su un sentiero tranquillo, interiore, segreto. È paradossale, ma in questi frangenti a me risuona nell’animo una preghiera medievale: «Anima di Cristo, santificami. Corpo di Cristo, salvami. Sangue di Cristo, inebriami. Acqua del costato di Cristo, lavami. Passione di Cristo, confortami. O buon Gesù, esaudiscimi. Dentro le tue ferite nascondimi…». In latino è splendida questa ultima frase: Intra vulnera tua absconde me, perché mostra la parte vulnerata, fragile, desolata di Cristo, come un luogo di riparo. È interessante che il Signore risorto si manifesti mostrando le sue piaghe. La croce non è un incidente di percorso: quelle ferite sono il sigillo indelebile dell’amore con cui ci ha amati, impresso nel suo corpo glorioso per l’eternità. Gesù Cristo, sempre vivo per intercedere per noi (cfr. Eb 7,25), ci rivela questo nell’Eucaristia.

Nell’omelia della Domenica in albis, della Divina Misericordia (11 aprile 2021), papa Francesco diceva, commentando l’apparizione di Gesù risorto ai discepoli e a Tommaso (cfr. Gv 20,19-31): «Egli offre loro le piaghe. Da quelle piaghe siamo guariti (cfr. 1Pt 2,24; Is 53,5). Ma come può una ferita guarirci? Con la misericordia. In quelle piaghe, come Tommaso, tocchiamo con mano che Dio ci ama fino in fondo, che ha fatto sue le nostre ferite, che ha portato nel suo corpo le nostre fragilità. Le piaghe sono canali aperti tra Lui e noi, che riversano misericordia sulle nostre miserie. Le piaghe sono le vie che Dio ci ha spalancato perché noi entriamo nella sua tenerezza e tocchiamo con mano chi è Lui. E non dubitiamo più della sua misericordia». 

Cristo che soffre non solo comprende il nostro dolore, ma attraverso le sue ferite ci apre il mistero del suo amore per noi, ci permette di non scivolare nell’autocompatimento, di non sottolineare soltanto ciò di cui siamo privati dalla nostra condizione, di non cadere nell’acredine o nel risentimento, ma di trovare pace in lui, nel segreto della sua dimora.

Intra vulnera tua

Le Sue ferite, / anfratti / in cui nascondersi, / riparo / dai tumulti del dolore, / dalle lance 
dei perché, / dagli insulti del tempo, / dall’angoscia del domani. / Noi come colombe / nelle fenditure delle rocce.

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Data di aggiornamento: 10 Agosto 2026
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