02 Agosto 2026

Misericordia per tutti

La ricorrenza annuale del Perdon d’Assisi: immergersi nella misericordia di Dio e attingere alla sua grazia.
Particolare dipinto Eterno Padre tra san Francesco e sant'Antonio

Particolare del dipinto Eterno padre con san Francesco e sant'Antonio di Diziani Gaspare (XVIII secolo) - Sala dello Studio Teologico, Basilica del Santo di Padova. © Giorgio Deganello / Archivio MSA

L’esperienza della misericordia è fondamentale nella nostra vita. Tutti facciamo i conti con i nostri limiti e fragilità: non siamo sempre all’altezza della situazione, a volte ci lasciamo ingannare… e magari pensiamo che tutto sia perduto. Una parola di incoraggiamento, un gesto di vicinanza possono riaprire una possibilità, farci alzare lo sguardo per ripartire. Nell’esperienza biblica è proprio questo che il Signore continua a fare con il popolo di Israele: tutte le volte che si allontana da lui e finisce male, è disposto a ripartire e a dare nuova fiducia. Lo stesso compie Gesù nei tanti incontri con persone in difficoltà o lontane, alle quali mostra il volto del Padre: per Dio, il nostro limite non è un problema, ma un’occasione per incontrarci.

Questo è vero anche nella vicenda di Francesco d’Assisi: la misericordia che riceve e dà nell’incontro con i lebbrosi è una chiave essenziale per l’inizio della sua conversione, come lui stesso scrive nel Testamento. Ma la questione non è chiusa qui perché, in tutto il suo cammino di vita, Francesco sempre si scontra con il proprio limite, con il poco che può fare lui di fronte alla grandezza di Dio: è un sentirsi piccolo, come spesso definisce se stesso nelle sue lettere, ma anche sempre bisognoso del Signore. C’è un episodio che si colloca a pieno titolo in questo ambito. Qualche anno dopo la sua conversione, quando già aveva raccolto attorno a sé alcuni frati, si reca presso Poggio Bustone, nella valle Reatina. È lì che ha luogo questo episodio, raccontato nella Vita prima di Tommaso da Celano (Fonti Francescane n. 363):

Un giorno, pieno di ammirazione per la misericordia del Signore in tutti i benefici a lui elargiti, desiderando che il Signore gli indicasse che cosa sarebbe stato della sua vita e di quella dei suoi frati, [Francesco] si ritirò, come spessissimo faceva, in un luogo adatto per la preghiera. Vi rimase a lungo invocando con timore e tremore il Dominatore di tutta la terra, ripensando con amarezza gli anni passati malamente e ripetendo: «O Dio, sii propizio a me peccatore!». A poco a poco si sentì inondare nell’intimo del cuore di ineffabile letizia e immensa dolcezza. Cominciò allora come a uscire da sé: l’angoscia e le tenebre, che gli si erano addensate nell’animo per timore del peccato, scomparvero, ed ebbe la certezza di essere perdonato di tutte le sue colpe e di vivere nello stato di grazia. Poi fu rapito fuori di sé e, assorto in una illuminazione divina, che dilatava lo spazio della sua mente, poté contemplare chiaramente il futuro. Quando quella luce e quella dolcezza si dileguarono, egli aveva uno spirito nuovo e pareva ormai mutato in un altro uomo.

È un dono grande quello che Francesco riceve, che parte da un sincero pentimento e si compie in un modo di uscita da sé, che non è da intendere tanto in senso estatico, piuttosto nel vincere quelle chiusure che spesso segnano la nostra vita… quelle prigioni in cui ci troviamo che portano “angoscia” e “tenebre”... A partire da questa esperienza, Francesco inizia a desiderare intensamente la salvezza per tutti e a dedicare la vita a questo: uno dei segni più belli è proprio l’indulgenza legata alla Porziuncola, da lui richiesta al papa. Un’occasione in più per immergersi nella misericordia di Dio e ricevere la Sua grazia.

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Data di aggiornamento: 02 Agosto 2026
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