Alzo gli occhi
Un’immagine, la coda dell’occhio la afferra per un istante, ed è impossibile scollarsi. Lei ha la testa bassa, lo sguardo alla tessera colorata, ci sono quadratini, numeri, stelline, prevale il giallo con il rosso. Non può aspettare e l’appoggio è un bidone dell’immondizia portato lì in attesa di essere svuotato, appena fuori dalla porta del tabaccaio. Tutto il desiderio del mondo concentrato in un velo di patina argentata da grattare velocemente, per vedere se la fortuna sta con noi. La moda ha dotato chi la segue di colorati artiglietti affilati, perfetti allo scopo, e lo si vede fare in giro qua e là di raschiare con le unghie, ma la persona intercettata non ha unghie curate, e nemmeno capelli o vestiti curati. Usa una semplice monetina. In Italia 1 milione e 500 mila persone sono giocatori patologici, altrettanti sono a rischio (dati dell’Istituto superiore di sanità 2025).
Un’altra immagine. Una signora si muove a piedi lungo un marciapiede in città, ha la testa bassa, gli occhi fissi sul cellulare. D’un tratto si ferma brusca e digita qualcosa. Il signore che le cammina dietro a pochi passi le sbatte addosso. Anche lui aveva la testa bassa sul cellulare, anche se niente da digitare in quel momento. Si fronteggiano a parole acide. Se ne vanno arrabbiati, la direzione è la stessa, le distanze si allungano appena un poco, ma se uno dei due non alza gli occhi capiterà ancora. In Italia il 90% delle persone ha un cellulare (dati Censis) e ci passa una media di 3 ore al giorno (più 3 di social sul computer). Intorno a loro c’è un mondo in varia misura dolente perché la via è quella stretta, resa ancora più stretta dai lavori in corso, che porta all’ospedale della città. C’è chi guida una sedia a rotelle tra traffico e divieti (pedoni all’altro lato, dice un cartello, ma come si fa se il serpente di auto non si ferma...), chi zoppica autonomo ma prudente, chi è solo preoccupato o anziano.
La testa bassa è realtà e insieme metafora di tanta nostra vita. C’è anche la testa bassa dei lavoratori sotto ricatto. Chi la alza è licenziato. Il precariato cronico rende legale il ricatto, ed essere servi non è più quasi motivo di scandalo. E anzi in un momento i social issano cori furiosi contro chi denuncia lo sfruttamento: che si facciano le ossa, i ragazzi sono pieni di pretese, non sanno cos’è il sacrificio, scrivono commentando sul cellulare. Ma la dignità la si impara se viene riconosciuta socialmente, la benevolenza, la curiosità verso le persone, la generosità e lo stesso sacrificio li si impara, come dire, per averli visti in pratica e sperimentati su di sé. Ci conformano poco alla volta. La testa bassa con cui viviamo i nostri giorni è la normalizzazione di tante schiavitù che affrontiamo senza vigore, come se avessimo smesso di credere che possiamo agire contro.
Ma davvero noi cristiani siamo fratelli nati dall’annuncio della libertà più radicale che possa essere immaginata. La libertà dalla schiavitù della paura e della morte. La Bibbia ha pagine bellissime per dire l’incanto che ci sorprende quando solleviamo la testa: dal salmo 121, quasi al principio della storia della salvezza, «Alzo gli occhi verso i monti: / da dove mi verrà l’aiuto? / Il mio aiuto viene dal Signore, / che ha fatto cielo e terra», fino al passo del Vangelo di Luca 21, che parla della fine dei tempi «Quando cominceranno ad accadere queste cose, alzatevi e levate il capo, perché la vostra salvezza è vicina». Ce lo dobbiamo dire che alzare la testa e lo sguardo è libertà. È Vangelo.
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