La Crocifissione di Memling a Milano
Da Vicenza a Milano per celebrare la Pasqua e dialogare con le nuove generazioni di artisti: è il viaggio della Crocifissione di Hans Memling (1467-1470 circa) che, solitamente conservata al Museo Civico di Palazzo Chiericati della città veneta, fino al 17 maggio è esposta al Museo Diocesano del capoluogo lombardo, accostata ad altre quattro opere di artisti contemporanei che dialogano con essa. A rendere possibile questo incontro tra il maestro fiammingo e Stefano Arienti, Matteo Fato, Julia Krahn, Danilo Sciorilli è la mostra «HANS MEMLING. La Crocifissione. Quattro artisti contemporanei attorno a un capolavoro», a cura di Valeria Cafà, Giuseppe Frangi e Nadia Righi. Sistemata al centro dell'allestimento, l'opera fiamminga diviene, dunque, per i quattro creativi, un punto di riferimento e una fonte di ispirazione, sia dal punto di vista compositivo, che cromatico e iconografico.
La mostra milanese segue un format focalizzato sul confronto tra passato e presente, che già da anni, con varie opere, ha ravvivato gli spazi del Museo Diocesano milanese. «Anche quest’anno, per il tempo di Quaresima e Pasqua proponiamo ai nostri visitatori un percorso che aiuti a guardare un capolavoro osservandolo da tanti punti di vista - afferma Nadia Righi, direttrice del Museo Diocesano di Milano e co-curatrice della mostra -. Come negli ultimi due anni, il percorso di mostra, grazie alla collaborazione con Casa Testori, è arricchito dalla presenza di quattro opere di artisti contemporanei che hanno accettato di dialogare con il dipinto di Memling». «Non si tratta di semplici accostamenti - continua Valeria Cafà, direttrice dei Musei Civici di Vicenza e co-curatrice della mostra -, ma di un confronto rispettoso e profondo che, a partire dalla straordinaria densità del testo pittorico della Crocifissione di Hans Memling, richiama il momento più doloroso e intenso che precede la Pasqua. Con soddisfazione, rinnoviamo oggi, con questo prestito, il rapporto di collaborazione tra le nostre istituzioni, fondato sulla condivisione del patrimonio e sulla valorizzazione comune dei suoi significati».
Ma cosa rende il capolavoro fiammingo così stimolante per gli artisti contemporanei? «L’opera di Memling – afferma Giuseppe Frangi, presidente dell’Associazione Giovanni Testori e co-curatore della mostra - ha una caratteristica di dolorosa intimità e chiede da parte degli artisti un atteggiamento di grande discrezione. È un’opera che gli artisti sono chiamati a “scrutare”, per intercettare tanti dettagli, compositivi, cromatici e iconografici. “Scrutare Memling” per mettersi al lavoro su suggestioni che stabiliscano una relazione stringente tra questo capolavoro e il nostro tempo».
Donata ai Musei Civici di Vicenza nel 1865 dai conti vicentini Matteo e Ludovico Folco, la Crocifissione di Memling raffigura al centro Cristo, circondato sulla sinistra da san Giovanni Evangelista, che sorregge la Vergine addolorata, e dalla Maddalena, inginocchiata ai piedi della croce. Dall’altro lato appaiono san Giovanni Battista, che regge un agnello, e san Bernardo di Chiaravalle, protettori del committente, l’abate cistercense Jan Crabbe (1426-1488), inginocchiato in primo piano. Originariamente l'opera era stata concepita come parte centrale di un trittico, salvo poi venire smembrata e ricostruita idealmente, grazie a una copia settecentesca. Per dialogare con questa pittura ad olio su legno di quercia esposta fino al 17 maggio al Museo Diocesano milanese, Stefano Arienti ha realizzato una variazione sul tema del Crocifisso, Matteo Fato ha concepito una pittura su tela parte di una installazione, Julia Krahn si è concentrata su un dittico fotografico e Danilo Sciorilli su un trittico di video.
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