La disabilità, che roccia!

Possa la comune volontà di «ricostruire meglio» edificare, contro ogni intemperia, una casa solida, capace di accogliere le persone con disabilità.
16 Marzo 2021 | di

Vorrei condividere ancora una volta lui, papa Francesco! Questa volta, partendo da alcune riflessioni relative al discorso da lui pronunciato lo scorso 3 dicembre 2020, in occasione della «Giornata internazionale delle persone con disabilità».

«Siamo tutti sulla stessa barca in mezzo a un mare agitato che può farci paura; ma in questa barca alcuni fanno più fatica, e tra questi le persone con disabilità gravi. Il tema di quest’anno è Ricostruire meglio: verso un mondo post Covid-19 inclusivo della disabilità, accessibile e sostenibile. Mi colpisce l’espressione "ricostruire meglio". Fa pensare alla parabola evangelica della casa costruita sulla roccia o sulla sabbia (cfr Mt 7,24-27; Lc 6,47-49)». 

Ricostruzione, accessibilità, sostenibilità...Quante volte ne abbiamo sentito parlare? Sono argomenti che dovrebbero essere stati ormai interiorizzati dalle nostre coscienze, e che andrebbero sostenuti sempre, non solo in determinate giornate celebrative, se davvero vogliamo portare avanti una cultura pienamente inclusiva. Mi piacerebbe, quindi, ragionare insieme a voi sui punti cardine attorno ai quali una ricostruzione migliore sarebbe possibile.

Il Santo Padre ne menziona tre. Anzi, due, perché il primo può essere considerato più un concreto rischio per la realizzazione della ricostruzione, piuttosto che un punto di forza. Stiamo parlando della «minaccia della cultura dello scarto», di cui sono vittime le persone con disabilità e coloro che vengono marginalizzati dalla società e dalle logiche del sistema del profitto.

E se è indubbio che, in tale ambito, siano stati compiuti parecchi passi in avanti, sia nel mondo laico che in quello religioso, è altrettanto vero che occorre compierne ancora molti, poiché, come afferma il Pontefice: «Si riscontrano atteggiamenti di rifiuto che, anche a causa di una mentalità narcisistica e utilitaristica, sfociano nell’emarginazione, non considerando che, inevitabilmente, la fragilità appartiene a tutti».

Perché sì, la fragilità appartiene anche a chi una disabilità non ce l’ha: basti vedere la quantità di persone alle prese con sconforto e sofferenza in questo periodo di crisi pandemica. 

Come promuovere, allora, una «cultura della vita»? Attraverso i due punti cardine indicati dal Papa: la «roccia» dell’inclusione e quella della partecipazione attiva. «Piena inclusione», se si incentiva la formazione alla disabilità e l’educazione alla diversità dei membri appartenenti ai contesti ecclesiastici.

«Partecipazione attiva», se si valorizza il ruolo attivo della persona con disabilità, come soggetto capace e competente nella trasmissione della fede e non solo come destinatario. 

Concludo, dunque, con un’altra frase di papa Francesco: «Possa la comune volontà di “ricostrui­re meglio” innescare sinergie tra le organizzazioni sia civili che ecclesiali, per edificare, contro ogni intemperia, una “casa” solida, capace di accogliere anche le persone con disabilità». 

E voi su quali «rocce» costruite la vostra «cultura della vita»? Scrivete a claudio@accaparlante.it oppure sulle mie pagine Facebook e Instagram.

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Data di aggiornamento: 16 Marzo 2021
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