La Famiglia antoniana approda in Sicilia

Durante la prima tappa del Cammino Antonio 20-22, in Sicilia, dal 6 al 9 aprile, Caritas sant’Antonio realizzerà una raccolta fondi a favore della Comunità di Sant’Egidio di Messina per il suo impegno nell'emergenza covid.
26 Gennaio 2021 | di

In Sicilia, assieme a sant’Antonio, il prossimo aprile approderà anche la solidarietà che da secoli i frati minori conventuali compiono in suo nome, e che oggi è rappresentata da Caritas sant’Antonio, l’opera più importante dell’ordine, presente in più di quaranta Paesi al mondo. Per cercare gli ultimi tra gli ultimi in Sicilia, come nelle altre parti d’Italia che saranno toccate dal cammino antoniano, abbiamo cercato i luoghi della povertà e seguito i passi delle persone. 

Nel caso di Messina le tracce trovate portano a un uomo che entra nel centro polivalente della locale Comunità di Sant’Egidio, un grande edificio confiscato alla mafia, nel cuore di Camaro San Paolo, uno dei quartieri più abbandonati della città. Ha vestiti eleganti e un’espressione persa, come se stesse per attraversare un pianeta sconosciuto. «Non giudicatemi dai miei vestiti – dice, mal celando l’imbarazzo, al volontario che lo accoglie – li ho comprati quando avevo un lavoro, ma ora non so neppure che cosa dare da mangiare ai miei figli». La sensazione è che si senta in colpa. «Sono sempre di più le persone in difficoltà per la prima volta nella loro vita – spiega Andrea Nucita, responsabile della Sant’Egidio messinese –. Sono l’evidenza che chiunque di noi potrebbe essere al loro posto». Il covid ha peggiorato la situazione, tanto che le richieste di aiuto sono più che raddoppiate in pochi mesi. «Oggi seguiamo mille famiglie con pacchi alimentari e servizi, mentre altre 250 sono in lista di attesa. Il 90 per cento sono di nazionalità italiana, ma tra gli stranieri spicca la presenza di srilankesi e filippini, comunità di solito ben integrate ma che ora hanno perso il lavoro per covid».

Accanto ai nuovi poveri, i vecchi poveri fanno ancora più fatica. Molti di loro vivono nel rione Tirone, nel cuore della città vecchia, un quartiere rudere dal grande passato. Al suo interno una vera e propria baraccopoli – retaggio del devastante terremoto del 1908 – a due passi dal centro storico. Qui, in epoca covid si è aggravato il disagio abitativo: «Perché è difficile confinare vecchi e bambini in spazi tanto ristretti e malsani, far accedere i ragazzi alla scuola a distanza, fare i compiti e persino giocare» spiega Nucita. Ed è qui che i volontari svolgono il lavoro più difficile e meno evidente, che è quello di accompagnare persone che non hanno neppure una casa riconosciuta, a ottenere la residenza virtuale che il Comune istituisce per legge e che permette di accedere ai sussidi e ai servizi sociali. «Molti di loro non sanno neppure di avere alcuni diritti, non sono in grado di compilare una domanda online o di recarsi alle sedi di quartiere per avere le informazioni giuste, e così, per esempio, perdono la Carta famiglia per la spesa alimentare, messa a disposizione per l’emergenza covid. Molte sono persone sole, in maggioranza anziani, alcuni con gravi malattie mentali o senza fissa dimora».

La Comunità di Sant’Egidio di Messina oggi è un fiore all’occhiello della solidarietà dei messinesi. Nasce a Barcellona Pozzo di Gotto, comune della Città metropolitana di Messina agli inizi degli anni ’90, in una caserma, in barba alla mission pacifista che caratterizza l’associazione madre di Roma. L’occasione è l’incontro di alcuni giovani siciliani e romani durante il servizio militare. «Da subito – racconta Nucita –, la nostra associazione ha attivato i servizi classici della Sant’Egidio, che sono l’accompagnamento degli anziani abbandonati nelle case di riposo e la Scuola di pace per i bambini, un doposcuola che permette di fare i compiti, ma anche di socializzare e imparare valori e comportamenti fondamentali per la crescita spirituale e umana. Un servizio importantissimo in epoca covid, soprattutto per i bambini che vivono in baracca e che più facilmente di altri rimangono indietro con la scuola».

La Sant’Egidio messinese ha uno zoccolo duro di sessanta volontari: «Ma tanti altri ci danno una mano, quando serve. Hanno dai 5 ai 92 anni e una grande capacità di collaborare tra generazioni. Tra i servizi più importanti, il pasto consegnato per strada ai senzatetto, gestito dagli studenti universitari». La vera solidarietà è flessibile, creativa, sa trasformare anche un’emergenza come questa pandemia in un’occasione per condividere e crescere insieme. È per questo che anche sant’Antonio vuole fare un pezzo di strada accanto ai messinesi, nella prossima primavera, che sa di tempo nuovo. 

 

Segui il progetto su www.caritasantoniana.it

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Data di aggiornamento: 26 Gennaio 2021

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