La vicinanza previene il suicidio
A volte l’angoscia dell’esistenza è così pesante che può portare le persone a desiderare la morte. In Italia in media, secondo l’Istituto superiore di sanità, si registrano circa 4 mila suicidi l’anno. Per il 78,8% si tratta di uomini, in prevalenza residenti al Nord. Alla base del suicidio c’è un senso di profonda incertezza e la perdita di speranza per il futuro. Un malessere di cui spesso familiari, amici e conoscenti si accorgono quando è troppo tardi. Le possibilità di prevenire il suicidio invece ci sarebbero. Ne abbiamo parlato con lo psichiatra Diego De Leo, co-fondatore e past-president dell’Accademia Internazionale per la Ricerca sul Suicidio, incontrato in occasione del convegno «Raccontare la morte. Le parole per narrare un tabù», organizzato dal «Messaggero di sant'Antonio» lo scorso 6 giugno.
Chi sta accanto a una persona cara che ha un malessere psicologico come può accorgersi che essa sta meditando il suicidio? La domanda è fondamentale e non ha una facile risposta, spiega De Leo: gli indizi non sono uguali per tutti e si manifestano diversamente a seconda dell’età e delle condizioni personali: «Se uno è molto giovane può essere importante notare il cambiamento nell’igiene, nella routine quotidiana, nella partecipazione scolastica o alla vita ricreativa e sportiva». Molto diversa può essere invece la reazione di un anziano, che potrebbe iniziare, per esempio, «a mettere a posto le cose o a decide di andare a trovare una persona che non vede da tempo, quasi a dargli l’ultimo saluto o a dar via oggetti a cui era molto affezionato».
Tuttavia, ci tiene a precisare De Leo, la condizione fondamentale per aiutare una persona cara psicologicamente sofferente è essere presenti, solo così si possono captare i segnali di pericolo e prevenire il peggio.
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