Sognare

Senza sogni la vita è piatta, senza desideri la vita si blocca, senza immaginazione è la partita doppia di quello che entra e che esce nel consumarsi uguale dei giorni.
14 Luglio 2026 | di

«Dum differtur, vita transcurrit», mentre aspettiamo di cominciare a vivere, la vita passa, inesorabile, scrive Seneca nella sua prima lettera all’amico Lucilio. Immaginare e sognare ci indicano il cammino e ci permettono di buttare il cuore oltre l’ostacolo. La vita è breve e ha un termine inevitabile: quando non sarà più possibile sognare né amare. È dura arrivare alla fine della vita e accorgersi di non aver vissuto. È dura portarsi addosso il bagaglio dei rimpianti di ciò che abbiamo sognato e non abbiamo osato provare a realizzare. Lo dice bene Mark Twain, in alcuni versi a lui attribuiti: «Tra vent’anni non sarete delusi delle cose che avrete fatto ma da quelle che non avrete fatto. Allora levate l’ancora, abbandonate i porti sicuri, catturate il vento nelle vostre vele. Esplorate. Sognate. Scoprite».

Che cosa sarebbe la nostra vita senza sogni? Senza sogni la vita è piatta, senza desideri la vita si blocca, senza immaginazione è il rendiconto di un ragioniere, la partita doppia di quello che entra e che esce nel consumarsi dei giorni. Non sto parlando solo dei sogni a occhi aperti, ma di quelli che portiamo nel cuore, che si intersecano col desiderio e che rendono la vita abitabile. Ma come si fa a distinguere il sogno da una chimera? Cioè da una fantasticheria strana, da un sogno vano, da un’utopia? (S. Olianti, Fai fiorire la vita. Tracce per educare lo sguardo, Emp 2023). Una chimera è un’idea fasulla senza fondamento, il sogno, invece, deve trovare il suo compimento in un obiettivo concreto, realizzabile. Un obiettivo non è altro che un sogno con la data di scadenza. Il realista, un po’ scettico e talvolta cinico, che abita in ciascuno di noi ci ammonisce duramente: se sei un sognatore, sei destinato a molte delusioni, rimani con i piedi per terra, ogni sogno non realizzato produce solo frustrazione e rabbia.

Eppure lo intuiamo, forse lo abbiamo perfino sperimentato: se vuoi realizzare qualcosa che ti sta a cuore, prima la devi sognare, la devi immaginare. Una cosa prende forma nella mente e nel cuore e poi la partorisci nella vita reale. È dal confronto col reale che il sogno prende le ali e comincia a spiccare il volo. Un caro amico che sta realizzando il sogno di una vita ripete spesso agli scettici che gli hanno ripetuto tante volte che sarebbe stato impossibile realizzarlo: «Se volete pensare che è impossibile fatelo, ma almeno non disturbate chi lo sta realizzando!». «Se puoi sognarlo puoi farlo» ripeteva spesso Walt Disney a chi tentava di dissuaderlo dalle sue imprese. 

L’uomo può sognare, immaginare, creare e questo lo rende unico, speciale. Ma per farlo bisogna abbandonare la tentazione costante del controllo, l’ossessione di voler ingabbiare tutti gli istanti, di assicurarsi contro ogni imprevisto, di prevedere tutti i possibili scenari. Lasciar andare la paura costante del giudizio degli altri così come prefigurarsi immancabili sciagure e fallimenti. Sognare richiede coraggio e fiducia nella vita e soprattutto libertà interiore. Scrive saggiamente Daniel Pennac, in un bel libro dove affronta il problema di come si possa aiutare i giovani a trovare l’amore per la lettura: «Il verbo leggere non sopporta l’imperativo, avversione che condivide con alcuni altri verbi: il verbo “amare” e il verbo “sognare”». (Daniel Pennac, Come un romanzo, Feltrinelli, 1992). Non si può obbligare nessuno a leggere così come non lo si può costringere ad amare o a sognare.

Sognare non significa evadere da una realtà che non ci piace, non è scappare dalla vita, ma è piuttosto una bussola interiore che ci incoraggia e ci spinge a guardare oltre il già visto, oltre l’ovvio, coltivando la speranza che permette di disegnare il futuro. È come dire: questo non mi basta, il mondo così com’è non sazia il desiderio del cuore. Solo i santi, i bambini e gli innamorati hanno il coraggio di sognare così e di sperare contro ogni speranza. La materia di cui sono fatti i sogni – ci ricorda infatti Shakespeare – è la speranza. E tutte le volte che ci permettiamo di sognare siamo fanciulli, non perché infantili, ma perché guardiamo al mondo con occhi limpidi, aperti alla meraviglia e disponibili al confronto con ciò che la vita ci offre. Non sempre è necessario realizzare il nostro sogno appieno; basta tendere alla sua realizzazione perché un po’ ci rimanga addosso e ci trasformi. È attraverso la realtà, e solo attraverso di essa, che possiamo forse realizzarlo e prima di tutto immaginarlo. In questo senso non esistono sogni irrealizzabili, ma solo sogni che ci riflettono, che ci appartengono, che ci rendono speciali e che chiedono di essere visti per completarci e non farci disperdere, rimanendo fedeli a noi stessi.

Il grande poeta spagnolo Calderón de la Barca ha scritto che «la vita è sogno». Io sinceramente non credo che la vita sia un sogno; ma certamente i sogni aiutano a vivere e ci orientano al nostro destino. Per questo i sogni vanno coltivati ed è bello incoraggiare i nostri bambini e ragazzi ad averne e a viverli. Così come è saggio coltivarli a tutte le età, per non diventare cinici e invecchiare dentro. Aveva ragione Einstein, che aveva mantenuto anche da vecchio l’animo di un fanciullo: «Un uomo è vecchio solo quando i rimpianti, in lui, superano i sogni» (A. Einstein, Pensieri idee opinioni, Newton Compton,2015).

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Data di aggiornamento: 14 Luglio 2026
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