Le estati con Gianni

Rodari ci ha insegnato che educare all’inclusione e alla diversità è viaggiare in uno spazio fantastico, mescolando i saperi, aprendo le menti.
16 Luglio 2020 | di

«Che belle parole / se si potesse scrivere / con un raggio di sole. / Che parole d’argento / se si potesse scrivere / con un filo di vento. / Ma in fondo al calamaio c’è un tesoro nascosto / e chi lo pesca scriverà parole / d’oro / col più nero inchiostro». Ogni volta, caro Gianni Rodari, che leggo queste tue parole allegre mi passano davanti oltre trent’anni di lavoro sull’inclusione. Le ripasso ora sotto l’ombrellone, sorseggiando un fresco Hugo e, nonostante gli anni siano passati, mi sembrano sempre molto attuali.

Era il 1960 quando tu, giornalista in erba e pedagogista per caso, pubblicasti questi versi nelle celebri Filastrocche in cielo e in terra, lasciando così un segno inconfondibile nella futura letteratura per l’infanzia e, mi piace pensare, anche nel mio destino d’educatore, dato che sono nato proprio in quell’anno. Se è vero che il Calamaio, così com’è ancora chiamato il gruppo educativo di animatori con e senza disabilità che ho contribuito a fondare, è un filo sottile che ci lega, lo è ancora di più il tema della fantasia, del ribaltamento, del paradosso, della psicologia inversa che contraddistingue il nostro modo di dialogare con i più piccoli.

Dal tuo, di compleanno, sono ormai passati cento anni e ora in tutta Italia si sprecano gli approfondimenti e i documentari a tuo nome, tanto illustre è l’eredità che ci hai lasciato per le mani. Favole al telefono, racconti, poesie, parole cantate, recitate e scritte... «Tutti gli usi della parola a tutti – amavi dire –. Mi sembra un buon motto, dal bel suono democratico. Non perché tutti siano artisti ma perché nessuno sia schiavo». Come darti torto?

Questo è il principio che governa ogni pratica inclusiva. Ti dirò di più. Luglio e agosto mi sembrano proprio i mesi migliori per tornare a viaggiare tra le tue opere, per tenere viva la tua memoria e farne buon uso. Nonostante il brusco stop subìto dalla scuola. Perché a essere sospeso è stato il tempo in presenza ma non il tempo dell’invenzione… Il tempo delle vacanze estive è infatti un momento privilegiato per riconnettersi con le cose importanti: la natura e noi stessi, e, in particolare per chi svolge certe professioni, con i contenuti e i maestri che ci hanno ispirato.

Rodari è sicuramente per molti di noi uno di questi ma pensate a quanti altri filosofi, scrittori, musicisti e artisti, matematici e scienziati, oltre che amici, parenti e persone comuni, hanno contribuito ad accendere in noi la scintilla della vocazione e a stimolare costantemente la nostra pratica educativa. Educare all’inclusione e alla diversità è come viaggiare all’interno di uno spazio fantastico illimitato e questo, caro Gianni, tu l’hai saputo fare molto bene. Per fare pedagogia hai fatto letteratura, per lavorare sulle relazioni hai fatto teatro. Mescolavi i saperi, per aprire le menti.

Quando tornerete sui banchi di scuola o ci accompagnerete i vostri i figli, fatelo con una valigetta di lavoro piena di maestri, tenete vivo il ricordo dei grandi nella vostra quotidianità e, proprio come ci ha insegnato Gianni, non smettete mai di giocare davanti ai bambini.

E voi, dove ritornate con maestri che vi hanno ispirato? Scrivete a claudio@accaparlante.it o sulla mia pagina Facebook.

 

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Data di aggiornamento: 16 Luglio 2020
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