L’Italia omette l’emergenza climatica

Quest’estate l’Europa ha subito la morsa del caldo e degli eventi climatici estremi. Eppure la politica sembra rimuovere il problema.
03 Ottobre 2026 | di

A Gravelines, sulla costa nord della Francia, vicino Dunkerque, c’è la più grande centrale nucleare dell’Europa occidentale: sei reattori da 900 megawatt ciascuno. Nella notte tra il 10 e l’11 agosto, il gigantesco impianto è quasi collassato per un’invasione di meduse che ha ostruito le pompe di raffreddamento che pescano acqua dal Mare del Nord. Tre reattori sono stati spenti, un quarto ridotto al 50%, proprio mentre in tutto il Paese la domanda di elettricità schizzava verso l’alto per le temperature record. Sembra una scena da film horror, ma è invece un evento connesso al cambiamento climatico.

Le meduse proliferano oggi in ecosistemi ormai alterati. Sempre a causa della siccità, la Francia è stata poi costretta a fermare altri reattori nucleari, quelli collocati lungo grandi corsi d’acqua come il Rodano e la Garonna. Casi isolati? No, spostando il nostro sguardo molto più a est, scopriamo che la stessa cosa è accaduta in Ungheria, Romania e Bulgaria. Anche il Danubio, arteria fluviale d’Europa, aveva perso due terzi della sua portata: reattori spenti o usati con potenze ridotte. 

Gli effetti della siccità li abbiamo visti ovviamente anche da noi. Il Po in secca non è riuscito più a «rinfrescare» centrali termoelettriche e alimentare quelle idroelettriche. In altri Paesi è andata pure peggio. In Austria e Svizzera la produzione idroelettrica è crollata del 50%, in Germania quasi del 40. I grandi fiumi hanno toccato minimi mai raggiunti negli ultimi decenni, compromettendo navigazione, agricoltura, ecosistemi.

Temperature torride persistenti moltiplicano poi gli incendi. L’estate 2026 risulta la peggiore da quindici anni per superficie bruciata. Spagna, Francia, Portogallo, Grecia e Croazia i fronti più drammatici ma pure in Italia non sono mancati i roghi: dal Friuli e Trentino, fino a Puglia e Sicilia. In Francia, nella zona di Bordeaux, si è visto pure un altro evento eccezionale: un pirocumulonembo, letteralmente «tempesta di fuoco», venti fortissimi e scariche di fulmini senza pioggia, cose da inferno dantesco. Complessivamente in Europa una ventina le vittime. Il dramma più sanguinoso si è consumato in Spagna, nella provincia andalusa di Almeria, col fuoco che ha ucciso tredici persone, in maggioranza turisti.

Molto più difficile da calcolare è il numero di decessi collegati al caldo. Secondo il  ministero della Salute, in Italia le morti sono aumentate dell’8% tra chi ha più di 85 anni. Il «New York Times» ha letto i dati della Rete europea di monitoraggio sulla mortalità: sono emerse 16mila vittime in una sola settimana alla fine di giugno. Chiaro che si tratta di stime incomplete, una cosa però è certa: a rischio sono soprattutto poveri e fragili. Che l’Europa sia il continente che soffre di più il cambiamento climatico lo documentano un po’ tutti: dalla Nasa alle compagnie assicurative preoccupate per i danni economici. Il problema è che le istituzioni paiono paralizzate e nel dibattito politico il tema non decolla. Lo ha segnalato, a fine agosto, pure l’autorevole quotidiano francese «Le Monde», scrivendo che in Italia, malgrado le evidenze, la negazione dell’urgenza climatica resta dominante. Ma l’opinione pubblica? Qui il discorso è diverso. Un recente sondaggio Ipsos ci dice che il 70% degli italiani teme ondate di calore, siccità e tempeste o eventi estremi. Qualcuno saprà dare risposte a quanto preoccupa la cittadinanza?

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Data di aggiornamento: 03 Ottobre 2026

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