L’ultimo saluto di santa Chiara
Nell’anno in cui commemoriamo l’anniversario del transito di Francesco d’Assisi, troviamo anche Chiara coinvolta in questo passaggio. Le fonti francescane riportano che proprio nei giorni in cui Francesco stava per lasciare questo mondo, anche Chiara era ammalata e temeva di morire prima del padre serafico. Per questo manda un frate a riferire la sua amarezza a Francesco, il quale, saputolo, le invia una lettera con la sua benedizione e le promette che, prima della morte di lei, con le sue consorelle l’avrebbe visto e ne avrebbero avuto la più grande consolazione.
La sera del 3 ottobre 1226, Francesco passa da questa vita, attorniato dai suoi frati presso la Porziuncola: è il suo transito al cielo, momento drammatico ma edificante. Così la Compilazione di Assisi, una delle biografie di Francesco, continua la narrazione nel giorno seguente (cfr. FF 1559):
Allo spuntar del mattino l’intera popolazione di Assisi, uomini e donne con tutto il clero tolsero la salma venerata dal luogo della Porziuncola e tra inni e cantici, ognuno recando in mano rami d’alberi, portarono quel corpo santo, per disposizione divina, a San Damiano. Così fu compiuta la predizione fatta dal Signore per bocca del suo santo, a conforto delle sue figlie e ancelle. Fu levata via la grata di ferro dalla finestra attraverso cui le monache usano ricevere la comunione o, talora, ascoltare la parola di Dio. I frati tolsero il santo corpo dalla lettiga e lo tennero sulle loro braccia accanto alla finestra, per lunga ora, finchè madonna Chiara e le sue sorelle ne avessero la più grande consolazione, benché fossero tutte in pianto e afflitte dal cordoglio, poiché egli era stato per loro, dopo Dio, l’unica consolazione in questo mondo.
Presso la Basilica di sant’Antonio a Padova, nella cappella dedicata a santa Chiara, si trovano tre opere di Lino Dinetto, legate alla vita della santa. Una di esse, datata 1995, è proprio l’ultimo saluto di Chiara a Francesco, portato dai frati presso san Damiano. Come nel racconto sopra citato, un enorme corteo di uomini e donne arriva presso il luogo dove vive Chiara con le sue consorelle; addirittura è perfino portato in processione il Santissimo Sacramento con il baldacchino che lo accompagna, come nel giorno del Corpus Domini, mettendo quasi in parallelo la Pasqua di Cristo (significata dall’eucaristia) e la pasqua di Francesco (alter Christus, che è passato al Padre).
Nel dipinto, le monache escono addirittura dal monastero per compiangere il loro amato padre: la grata, di cui parla il brano delle Fonti, rimane sullo sfondo. I frati sono nell’atto di togliere il corpo dalla lettiga, e uno in particolare lo tiene con una mano sotto il collo, quasi a porgerlo alle monache. La più vicina al corpo di Francesco è Chiara, protesa verso di lui, con una mano che sembra avvicinarsi, ma senza toccarlo… Le due consorelle, una a fianco, l’altra quasi sotto di lei, sembrano sostenerla in questo momento così delicato. Interessante un particolare: a cosa stanno guardando? Il loro sguardo più che al volto di Francesco sembra orientato verso la piaga del costato (anche la sorella più in basso pare guardare la piaga sulla mano); da essa ancora esce del sangue che macchia la veste del frate. Sono i segni della passione di Cristo, che la morte non ha tolto, ma come per il Risorto rimangono a indicare un amore più grande, quello della totale donazione di sé. E Chiara, in Francesco, pare contemplare proprio il Crocifisso: ecco la consolazione attesa, riconoscere che il Signore non abbandona, che l’Amato sempre si fa vivo, accompagnando con i segni della sua Presenza.
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