Nello zaino del missionario

Dieci progetti in 13 anni, per un totale di 219 mila euro, seguendo i passi di padre Renzo Busana, nei villaggi del Nord Est della Repubblica Democratica del Congo, a favore di migliaia di bambini.
05 Gennaio 2023 | di

È la fine del 2019 quando padre Renzo Busana, dehoniano, deve fare le valigie per un altro incarico. Si trova a Babonde, villaggio della foresta equatoriale, nella diocesi di Wamba, in Repubblica Democratica del Congo, dal 2006, e in 13 anni di missione ha accumulato nel suo zaino molte esperienze. Sa che nella foresta manca tutto: acqua potabile, sanità, scuola, formazione, elettricità, strade, mezzi per lavorare e per spostarsi. Eppure è stata un’esperienza unica. Ha impiegato anni a tessere relazioni. A portare a scuola i figli dei pigmei, gli originari abitanti della foresta, i più poveri ed emarginati, vincendo la loro ritrosia e smorzando la diffidenza dei bantu, la popolazione maggioritaria. Ha costruito scuole, ambulatori nella foresta per la malaria e per assistere le partorienti, ha creato il centro nutrizionale Talita Kum per i bimbi malnutriti.

In questi anni, a Babonde, Caritas sant’Antonio ha seguito i passi di padre Renzo, finanziando 8 progetti nel campo della scuola. Per la verità, la nuova sede di padre Renzo dista da Babonde solo 33 km, che comunque con le strade disastrate della foresta sono un viaggio. Si tratta di Gbonzunzu, un villaggio ancora più isolato, punto di riferimento per altri 12 villaggi. Una distanza che però cambia il contesto: «La nuova parrocchia è appena stata fondata – scrive a Caritas sant’Antonio nei primi giorni del 2020 –, la realtà ecclesiale ed educativa è agli inizi. Per me è una sfida, è quasi come ricominciare da zero». Gbonzunzu si trova anche in zona aurifera, che se da un lato può essere un’opportunità per gli abitanti, dall’altra parte è un rischio: «Siamo a Nord Est, in una zona ancora tranquilla, ma vicina alle province martoriate dell’Ituri e del Nord e del Sud Kivu, dove i gruppi militari si contendono lo sfruttamento delle risorse, quali il legno pregiato o i minerali preziosi. Speriamo che il Signore ci protegga e non vengano anche da noi». Nei villaggi, sempre più persone si dedicano alla caccia all’oro, oltre che all’agricoltura di sussistenza: «Una caccia che porta a ben poco – spiega padre Renzo –, perché fatta con mezzi rudimentali, piccone, pala, setaccio. Son ben altri in Congo quelli che hanno i mezzi per estrarre oro, diamanti, minerali preziosi, senza che nulla resti alla gente».

L’unica difesa in una situazione tanto difficile è la conoscenza. Lo sa bene padre Renzo che subito estrae dal suo zaino fatto a Babonde tutta l’esperienza maturata nel campo dell’istruzione e la sua amicizia con Caritas sant’Antonio: «Non si può pensare a un futuro diverso per il Congo, senza agire sulla scuola. Qui lo Stato è assente, mancano gli edifici scolastici, mentre il numero degli allievi continua a crescere; gli insegnanti sono pochi e poco qualificati, e ricevono un magro stipendio solo se lavorano nelle poche scuole riconosciute dallo Stato. Gli unici a farsi carico della scuola sono i genitori, che nella loro povertà costruiscono aule di rami e fango, cercando come possono qualche insegnante di buona volontà».

Padre Renzo parte proprio da una di queste scuole dei genitori, l’Istitut Zatua, un istituto superiore di formazione professionale che ha l’aspirazione di creare – in un pugno d’aule di rami e fango – i nuovi agricoltori, falegnami, sarti, muratori, insegnanti, informatici; un sogno a occhi aperti nel mezzo della foresta, che però non ha gli strumenti, gli insegnanti e neppure i laboratori per diventare realtà. Un sogno che merita un’occasione: «Nonostante la povertà delle risorse – racconta padre Renzo –, i corsi di taglio e cucito e quelli di falegnameria straripavano di giovani che avevano voglia d’imparare: non potevo ignorarlo; le lezioni teoriche potevano continuare per il momento dentro le aule di fango, ma per i falegnami in erba, per esempio, c’era solo un ceppo sotto un albero come laboratorio».

È importante cominciare dai sogni, non a caso padre Renzo inaugura il suo cammino nella nuova missione partendo dalla fine: costruisce prima i laboratori, finanziati nel 2021 con 29 mila euro da Caritas sant’Antonio e poi la scuola, nel 2022, grazie a un secondo finanziamento di 37 mila euro. C’è gioia a Gbonzunzu, grazie alla scuola di mattoni e ai suoi laboratori, una gioia che sa di futuro, nonostante la povertà e l’incertezza di un Paese violato. In 13 anni di collaborazione con padre Renzo Busana, Caritas sant’Antonio ha realizzato 10 progetti, per un totale di 219 mila euro, arrivando così a migliaia di bambini e ragazzi in uno dei luoghi più abbandonati del mondo. È bello pensare che la solidarietà del Santo viaggi silenziosa negli zaini dei missionari, piantando semi di speranza in piena foresta equatoriale, dove batte il cuore della terra.

Segui il progetto su www.caritasantoniana.org

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Data di aggiornamento: 05 Gennaio 2023
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