Roma, a piedi nudi per la pace
Le donne proteggono la vita, da sempre. Ce l’hanno inscritto nel loro Dna, in quel corpo strutturato per custodire in potenza la vita nascente. E la vita fragile, quella appena concepita, è quella che si celebra anche il 25 marzo, festa dell’Annunciazione, festa di una madre e del figlio che lei ha appena saputo di portare in grembo. Non è un caso, allora se, il 24 marzo, vigilia dell’Annunciazione e in prossimità della Pasqua cristiana ed ebraica e della fine del Ramadan islamico, due madri si metteranno in cammino, per gridare al mondo, in un assordante silenzio carico di gesti simbolici, che ogni guerra è sbagliata, che la vita dei loro figli è importante, che importante è la vita di ogni bambino e bambina, a qualsiasi popolo, etnia, nazione appartenga.
Negli ultimi anni abbiamo assistito increduli (e troppe volte, ahinoi, nei fatti, indifferenti) all’eccidio di un enorme numero di bambini e bambine: Ucraina, Palestina, oggi l’Iran, dove solo per citare uno dei tanti episodi, nel recentissimo bombardamento di una scuola hanno perso la vita quasi 200 minori. E tutte le altre guerre di cui non si parla ma che pure si combattono nel mondo, lasciando sul terreno un numero enorme di piccole vittime. Per questo l’israeliana Yael Admi e la palestinese Reem Hajajreh martedì 24 marzo si toglieranno le scarpe e scalze cammineranno per le strade di Roma, capitale del cristianesimo, compiendo una sorta di pellegrinaggio sacro per ricordare al mondo che ogni bambina e ogni bambino deve essere protetto, deve poter crescere e vivere la sua vita, non morire ammazzato sotto le bombe frutto dell’odio di un manipolo di potenti che sta tenendo sotto scacco il mondo.
Si sono incontrate cinque anni fa le due donne e si sono subito riconosciute non solo per quella sorellanza profonda che lega le donne tra di loro, ma perché entrambe erano da anni impegnate in difesa dei minori e per la pace. Yael Admi (66 anni e sei figli) aveva infatti fondato già nel 2015, con Vivian Silver (uccisa in seguito da Hamas), il movimento Women wage peace, impegnato a promuovere azioni nonviolente contro l’occupazione. Mentre Reem (43 anni e quattro figli) aveva dato vita a Women of the sun (43 aderenti del quale, sono state uccise nel recente conflitto nella Striscia di Gaza), per lottare contro le morti violente di tanti piccoli ospiti del campo profughi di Dheishesh, a Betlemme, dove anche lei viveva.
Insieme hanno così deciso di fondare Mothers’ Call, letteralmente l’Appello delle Madri, un movimento di lotta e protesta non violente composto di donne palestinesi e israeliane, che non ne possono più di vedere i loro figli, i loro piccoli, i piccoli del mondo strappati alla vita a causa delle guerre.
E così, il 24 marzo le due donne, partendo dall’Ara Pacis alle 17, inizieranno un cammino, a cui chiunque lo desidera può aderire, a piedi nudi (il «Barefoot Walk»), quasi a voler ribadire, totalmente disarmate, che proprio nella fragilità di quei passi sta in realtà una grande potenza, la forza di un femminile e di un materno che nessuna ragione umana potrà mai convincere che un territorio, degli odi atavici, le guerre etniche o tribali, i conflitti per le risorse economiche o per il potere, varranno mai la vita di un solo bambino o bambina del mondo.
Questo il testo completo dell'appello di Mothers' call for peace: “Noi, donne palestinesi e israeliane di ogni estrazione sociale, siamo unite nel comune desiderio umano di un futuro di pace, libertà, uguaglianza, diritti e sicurezza per i nostri figli e per le generazioni a venire. Crediamo che la maggioranza delle persone dei nostri popoli condivida questo desiderio. Pertanto, chiediamo che i nostri leader ascoltino il nostro appello e avviino senza indugio colloqui e negoziati di pace, con l'impegno risoluto di raggiungere una soluzione politica a questo lungo e doloroso conflitto, entro tempi certi. Invitiamo i popoli di entrambe le nazioni – palestinese e israeliana – e di tutto il Medio-Oriente a unirsi a noi manifestando il proprio sostegno per la risoluzione del conflitto. Esortiamo le donne di tutto il mondo a schierarsi al nostro fianco per un futuro di pace e sicurezza, prosperità, dignità e libertà per noi stesse, per i nostri figli e per i popoli della regione. Chiediamo a tutte le persone di pace del mondo, giovani e anziani, leader religiosi, figure influenti, rappresentanti delle comunità, educatori e a chiunque abbia a cuore questa causa, di unire la propria voce alla nostra. Invitiamo i nostri leader a prestare ascolto alla voce e alla volontà dei popoli racchiuse in questo appello per risolvere il conflitto e raggiungere una pace inclusiva e giusta. Siamo determinate a svolgere un ruolo attivo nel processo negoziale fino alla sua conclusione positiva, in linea con la Risoluzione 1325 delle Nazioni Unite. Chiediamo ai nostri leader di dare prova di coraggio e lungimiranza per realizzare questo cambiamento storico a cui tutti aspiriamo. Ci stringiamo la mano con spirito di collaborazione e determinazione per restituire speranza ai nostri popoli”.
Qui il link per aderire o per ulteriori info sul «Barefoot Walk» di Roma.
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