Semplificare
Viviamo spesso vite troppo pesanti, faticose, piene di cose inutili che ingombrano la mente e appesantiscono il cuore. Semplificare diventa allora una necessità: fare ordine, potare i rami secchi per permettere che nasca qualcosa di nuovo, alleggerire la giornata per lasciare spazio al riposo, alle relazioni che contano, al piacere, alla contemplazione. Rendere le cose semplici è complicato, mentre invece è molto semplice renderle complicate!
Semplificare, andare all’essenziale, a ciò che conta davvero è opera di una vita intera e richiede la forza umile del contadino che sa che se non pota gli olivi non farà l’olio, e se non pota le viti non farà il vino. In natura, potare i rami secchi o malati non serve a punire la pianta, ma a farla fiorire. Anche la nostra vita può fiorire solo se la rendiamo semplice, cioè senza troppe pieghe, come ci indica l’etimologia della parola.
Passiamo gran parte della vita ad accumulare beni, conoscenze e, da quando esiste internet, anche relazioni. Facciamo a gara a chi ha di più: a chi possiede più soldi, più prestigio e più potere, più like. I saggi, i santi dell’Oriente e dell’Occidente hanno sempre fatto a gara, invece, a chi aveva di meno: volevano «essere». Solamente «essere» e pienamente consapevoli di «essere vivi». Cercavano la privazione, il distacco, la decostruzione dell’ego per vivere la libertà interiore che queste potevano concedere. Accumulare, volere sempre di più non è solo un peccato grave che san Paolo chiama pleonexia, ma è anche una patologia, un disturbo psichico, di tipo ossessivo-compulsivo (Cfr. S. Olianti, Fai fiorire la vita. Tracce per educare lo sguardo, Emp, 2023). Semplificare per vivere più liberi, più leggeri, più aperti e disponibili agli altri. Quando si è pieni di troppe cose poi bisogna proteggerle, si costruiscono muri e si barrica il cuore.
Tanti anni di ascolto delle persone e di pratica meditativa mi hanno insegnato che l’attaccamento genera solo sofferenza e che bisogna imparare a lasciar andare, per orientarsi nella direzione del «meno», della leggerezza: meno arrovellamenti, meno attaccamento, meno bisogno di controllare tutto. Bisogna svuotarsi per essere riempiti, farsi cavità per ricevere. Questa povertà di cose, questa semplicità nell’affrontare la vita ci apre alla novità, all’imprevedibile che talvolta ci stupisce e ci rinfranca. La diminuzione dei bisogni, e rendere essenziale ciò che serve, permette di dare un valore diverso alle piccole cose quotidiane e di renderci più sensibili alla gratitudine.
«Semplificare, semplificare, semplificare» scriveva Henry David Thoreau, che si ritirò per due anni in una capanna vicino al lago di Walden, perché voleva succhiare tutto il midollo della vita e non dover arrivare alla fine dei suoi giorni e accorgersi di non aver vissuto. Non tutti sono chiamati a scelte radicali come quella di Thoreau o ancor di più come quella di Francesco d’Assisi, che si spogliò di tutto per essere rivestito solo di una veste incorruttibile. Ma tutti desideriamo vivere in pienezza e, per farlo, dobbiamo potare ciò che è superfluo e dare peso a ciò che rende la vita più abitabile e bella.
Alcune cose si potrebbero fare fin da subito: lasciar andare il controllo per accogliere quello che oggi si presenta allo sguardo. La vita non si fa controllare né da me né da te: sprechiamo tempo ed energie preziose nel vano tentativo di placare l’ansia ed evitare l’inevitabile. Si potrebbe lasciar andare il peso del passato e le preoccupazioni per il futuro e godere consapevolmente di questo giorno donato, momento per momento. Quanto sarebbe più semplice la vita se imparassimo a disintossicarci dall’eccesso di informazioni, a dire dei «no» decisi a ciò che non nutre i sogni e non colora le giornate; se imparassimo a coltivare le relazioni d’amore e di amicizia come si farebbe con un giardino di rose: con cura e pazienza. Se imparassimo ad accogliere la vita per quello che è e non per come vorremmo che fosse.
Semplificare significa ridare valore al tempo, la cosa più preziosa che abbiamo, evitando di sprecarlo rincorrendo frettolosamente non si sa che cosa. Semplificare è limitare le aspettative, non farsi paralizzare dalla paura del giudizio altrui, camminare dritti senza sensi di colpa né macigni sul cuore. Semplificare è accettare che gli altri siano «altro» da te, non estensioni del tuo ego, e lasciarli liberi di essere come sono. Semplificare significa anche dire: «Ho bisogno di un abbraccio» invece di stare in silenzio aspettando che l’altro lo capisca da solo, per poi arrabbiarsi se non accade.
Non ci mancano molte cose in fin dei conti, eppure la nostra immaginazione ci porta sempre a focalizzare ciò che ci manca o che cosa si potrebbe fare per avere di più. Il fatto è che il di più non ci basta mai. Liberarsi dai lacci dell’ego, subdoli e persistenti; non è forse questo uno degli aspetti più importanti della crescita umana e spirituale?
Potare, per far fiorire la vita! La pace comincia da qui: dal non voler accumulare. Come ci ricorda Gandhi, in questo meraviglioso pianeta ci sono abbastanza risorse per i bisogni di tutti, non per l’ingordigia di tutti. Nessun bene materiale, per quanto importante, potrà mai soddisfare le aspirazioni del cuore. La semplicità interiore è una delle virtù cardinali nella pratica spirituale; la povertà di spirito, una condizione essenziale per entrare nel regno dei cieli.
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