13 Gennaio 2021

Sono grato agli alberi

Ero nelle colline del Valdarno, prima mattina, pensieri grigi: per questo ero salito fra gli alberi. Il raggio di luce, come un segno divino, riaggiustava le cose.

Sono grato agli alberi

Scrivo questo post il primo di gennaio. Lo state leggenda quasi due settimane dopo, tenete conto. Non è molto professionale che lo riveli e che, per una volta, questo piccolo spazio virtuale diventi un messaggio personale. Lo avevo deciso da tempo: questa foto, niente di straordinario, doveva trovare un suo racconto, doveva apparire in questa pagina. Un raggio di sole che, per un tempo rapidissimo, è stato capace di attraversare una frontiera di alberi e, come un potente faro di scena, illuminare il cammino che stavo percorrendo e il bosco di lecci. Ero nelle colline del Valdarno, prima mattina, pensieri grigi: per questo ero salito fra gli alberi. Il raggio di luce, come un segno divino, riaggiustava le cose. Ne avevo bisogno. Non volevo fare fotografie, quel giorno. Ma avevo la macchina con me. Sono certo che è stata a lei a sollevarsi e a scattare d’istinto imprigionando la prodigiosa bellezza del raggio di sole nel sensore. Sono grato agli alberi che hanno reso possibile questo piccolo evento.

Mi viene in mente Suzanne Simard, 60 anni, professoressa di ecologia forestale in Canada. Vedo la sua espressione, allegra e pensierosa, quando spiega al giornalista che l’accompagnava in un bosco della British Columbia: «Credo che questi alberi siano molto sensibili, molto attenti a ciò che accade attorno a loro. Mi piacerebbe sapere se ci percepiscono». Gli alberi stavano osservandoli, questi due viandanti? 

Era stato Charles Darwin a sorridere dicendo ai suoi allievi: «Mi è sempre piaciuto esaltare le piante nell’ordine dei viventi». Oggi molti studiosi sono certi che ogni pianta sia connessa una all’altra, gli alberi si danno una mano, scambiano nutrienti, si riconoscono, utilizzano, come internet, una rete capillare di radici, batteri, funghi. Si trasmettono informazioni, avvisi di pericolo, manuali di sopravvivenza e, voglio credere, momenti di felicità. Suzanne Simard chiama «alberi hub», i grandi alberi, ultracentenari. Sono un sicuro «punto di riferimento» per i più giovani.

E allora, meglio: sono «alberi madre» per la loro capacità di nutrire migliaia di «figli». So che in questo bosco, sulle colline del Valdarno ci sono due sequoie, sono le più alte d’Italia. Quanti figli avranno? L’uomo che cammina con me mi passa un piccolo foglietto scritto a mano: è l’articolo di una Costituzione, l’ha elaborata il neurobiologo vegetale Stefano Mancuso. L’articolo 3 dice così: «La Nazione delle Piante non riconosce le gerarchie animali, fondate su centri di comando e funzioni concentrate, e favorisce democrazie vegetali diffuse e decentralizzate». Gli alberi hanno imparato prima di noi uomini. 

Ora guardo con grande rispetto le piante di queste colline. Saluto i lecci attorno a me e so che diranno dei miei auguri a tutti gli alberi

(Il due di gennaio ho trovato questa foto del «raggio di sole» in un piccolo libro che raccoglie poesie di Silvana Kühtz. Un dono, una sopresa: «La foresta s’annuncia in un piccolo fiore che avanza»)
 

Data di aggiornamento: 13 Gennaio 2021
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