Terre rare a Venezia. Opportunità o rischio?

Si trovano negli smartphone. Servono all’automotive, all’industria aerospaziale e nella transizione energetica. Ma il loro trasporto e stoccaggio non è esente da pericoli. Intervista audio al professor Marco Guida dell’Università Federico II di Napoli.
27 Ottobre 2026 | di

Governo italiano e Regione del Veneto candidano Venezia, in Commissione europea, a diventare un hub continentale delle Terre rare in virtù delle potenzialità di Porto Marghera sul piano logistico, portuale e viario, sia su gomma che su rotaia, e per la sua collocazione strategica sull’asse che conduce al cuore dell’Europa attraverso il Brennero. Dovrebbero essere coinvolti anche i porti di Trieste e Ravenna e l’interporto di Verona.

Le Terre rare sono un gruppo di 17 elementi chimici della famiglia dei metalli, e sono necessarie a varie infrastrutture: dai data center all’elettronica avanzata, dall’automotive all’industria aerospaziale, dai superconduttori ai nostri smartphone, oltre che in campo medico e nel fotovoltaico, e risultano fondamentali per la transizione energetica.

Le Terre rare rientrano nel novero delle cosiddette Materie prime critiche ovvero minerali, metalli e altre sostanze la cui fornitura può condizionare l’andamento dell’economia di intere nazioni, e che spesso sono soggette a essere concentrate in aree geografiche circoscritte. Anche in questo campo la Cina esercita quasi un monopolio mondiale.

Nei palazzi del potere e delle multinazionali si respira grande ottimismo, ma quasi nulla si dice sull’impatto che una scelta di creare un hub europeo può avere su un territorio, come quello veneziano, tra i più fragili al mondo per ragioni storiche, artistiche, paesaggistiche e anche per la sua forte densità abitativa.

Se il business delle Terre rare fa gola a molti, tanto che vengono dipinte come una panacea per l’occupazione e lo sviluppo, poco ancora si discute, invece, dei rischi legati alla sicurezza nelle fasi di movimentazione e stoccaggio delle Terre rare, oltre che nelle fasi – come si parla già – di raffinazione e di riciclo.

Ancora oggi, l’area lagunare e quella del primo entroterra veneziano pagano gli effetti ambientali e di salute pubblica, causati dal massiccio inquinamento prodotto per decenni dalle lavorazioni di sostanze chimiche e di idrocarburi nel Polo industriale di Marghera, affacciato sulla città di Venezia.

Per capire quali rischi corra l’area veneziana e veneta, e non solo, nel caso in cui venga realizzato un hub per la movimentazione e lo stoccaggio delle Terre rare, abbiamo intervistato il professor Marco Guida, ordinario di Igiene generale applicata dell’Università Federico II di Napoli, che con altri scienziati si è occupato di queste sostanze.

 

 

 

 

 

Data di aggiornamento: 27 Ottobre 2026
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