«Vivere insieme»

Aiutare chi ha bisogno è il gesto elementare alla base di ogni azione di volontariato. Ma a volte si rischia la vita…
19 Agosto 2026 | di

Aiutare chi ha bisogno è il gesto elementare alla base di ogni azione di volontariato. Quando, però, le persone da sostenere sono considerate «altre» dal governo del proprio Paese e non godono degli stessi diritti, il supporto, pur acquistando valore, espone a rischi. Un esempio è «Peace Now» (Pace Subito), associazione israeliana che dal 1978 è in prima fila nella denuncia delle condizioni di vita dei palestinesi in Israele e in Cisgiordania. Nei suoi rapporti elenca le azioni del governo per favorire gli insediamenti di nuovi coloni ebrei in Cisgiordania e rendere impossibile la vita dei residenti storici palestinesi: confisca di territori, costruzione di strade «riservate», concessioni per la costruzione di nuove unità abitative nella Cisgiordania (6.232 dall’1/1 al 4/6 2026). Non solo. Per la prima volta il 25 maggio è stato approvato l’esproprio di un luogo storico per il culto islamico (al-Nabi Samwil / Nabi Samuel) e si teme che questo sia un primo passo verso l’esproprio della Spianata delle Moschee a Gerusalemme.

Una pratica pacifista e nonviolenta di «Peace Now» è accompagnare cittadini israeliani a visitare i territori palestinesi per farli incontrare con chi ci abita. Guardarsi negli occhi, conoscere la realtà, confrontarsi con l’ingiustizia, è infatti un modo per vincere la diffidenza e costruire fiducia reciproca, ma è considerato sospetto. E così, in una nota recente, «Peace Now» riporta che la polizia ha impedito il transito ai volontari israeliani senza dare spiegazioni: «C’è un ordine di restrizione per voi».

Lo scorso maggio Lior Amihai (dirigente di «Peace Now») è stato ferito da un gruppo di coloni che non gradivano la presenza di «ebrei traditori». Nonostante l’aggressione sia stata filmata e i responsabili riconoscibili, a essere sanzionato è stato il solo Lior, al quale è stato imposto il divieto di ingresso in Cisgiordania per due settimane. Eppure, l’ultima email ricevuta da «Peace Now» inizia così: «Caro amico, nell’orgoglio, nella democrazia e nella pace, il futuro appartiene a coloro che credono che possiamo vivere qui insieme».

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Data di aggiornamento: 19 Agosto 2026
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