Rigenerazione

A volte accogliere ciò che non si è scelto apre cammini cui non si era pensato prima; dischiude, pur nella fatica, nuove possibilità positive; ci fa uscire da noi stessi e dalla nostra zona di comfort per avventurarci in un territorio nuovo.
02 Gennaio 2026 | di

Mi è capitato di ascoltare un intervento della poetessa Chandra Livia Candiani che suggeriva un’interessante distinzione, solo apparentemente nominalistica, tra due verbi tra loro molto simili: «accettare» e «accogliere». Dietro l’apparente sinonimia si cela una profonda differenza di significato, e soprattutto di atteggiamento esistenziale. Mentre il primo è prevalentemente ricettivo, segnato da passività, rassegnazione, spesso senso di impotenza e frustrazione, il secondo ha una caratterizzazione più positiva. Possiamo accogliere anche quello che non ci piace, che non abbiamo scelto, che speravamo potesse andare diversamente, e trasformare questo movimento in una dinamica di cambiamento, nell’inizio di un processo nuovo in cui mettiamo in gioco le nostre risorse e capacità.

A volte accogliere ciò che non si è scelto apre cammini cui non si era pensato prima; dischiude, pur nella fatica, nuove possibilità positive; ci fa uscire da noi stessi e dalla nostra zona di comfort per avventurarci in un territorio nuovo che ci aiuta a rigenerarci. Le parole non sono solo parole: sono anche pensiero e atteggiamento nei confronti della vita. Questo sottile ma cruciale spostamento di significato può favorire grandi cambiamenti esistenziali, e come augurio all’inizio di un nuovo anno, vale la pena ricordare la frase di Adolf Huxley: «La realtà non è ciò che ci accade, ma ciò che facciamo di ciò che ci accade».

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Data di aggiornamento: 02 Gennaio 2026

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