Fiorire
Tutti noi vogliamo essere felici, o quanto meno sereni, ma poi siamo confusi, non sappiamo che cosa fare né come orientarci quando dobbiamo decidere che cosa veramente rende felice la nostra vita. Un tema caro a Seneca e alla filosofia orientale, ma non estraneo alla sapienza biblica, come si evince da tanti Salmi, dai libri sapienziali del Primo Testamento e da questa pagina stupenda del profeta Geremia: «Benedetto l’uomo che confida nel Signore e il Signore è la sua fiducia. È come un albero piantato lungo un corso d’acqua, verso la corrente stende le radici; non teme quando viene il caldo, le sue foglie rimangono verdi, nell’anno della siccità non si dà pena, non smette di produrre frutti» (Ger 17,7-8).
L’uomo che confida nel Signore è benedetto e la benedizione biblica rimanda sempre alla fecondità, all’abbondanza, alla fioritura. Ma come si fa a fiorire? Questa è la domanda che interroga da sempre la mia vita. La fioritura è legata certamente allo sviluppo armonioso del corpo e delle potenzialità, alla crescita mentale e spirituale, alla realizzazione di sogni e desideri. Gli esseri umani, in fondo, sono incompiuti desideranti o, come direbbe il filosofo Gilles Deleuze, macchine desideranti alla ricerca della felicità. Ma che cosa sarà mai questa benedetta felicità che tutti agogniamo fin dall’infanzia? Credo che se tornassimo alla radice delle parole e al loro vero significato comprenderemmo meglio di che cosa stiamo parlando e che cosa stiamo cercando. La parola felicità viene dal latino, così come la parola felice, felix, che ha la stessa radice «fe» di fecundus, che letteralmente significa fertile, fecondo. La felicità ha a che fare con la fecondità, con l’essere gravidi di sé. Non con la soddisfazione perché hai realizzato chissà che cosa o compiuto chissà quali prodezze, ma con la sensazione che stai portando alla luce qualcosa che è nato dall’incontro amoroso tra te e il mondo. Per essere felici bisogna, allora, essere fertili, che la nostra vita sia feconda di frutti, di opere buone e belle. «Sei felice quando qualcosa che dentro di te era soltanto un seme si trasforma in un fiore, quando dopo tanto sforzo riesce a manifestarsi, a rendersi visibile». (Cfr. A Colamedici – M. Gancitano, Prendila con filosofia. Manuale di fioritura personale, HarperCollins, 2021).
Ognuno fiorisce a modo suo, in modo diverso, perché siamo diversi, perché abbiamo terreni interiori diversi e tempi diversi per sbocciare. Non ci sono tecniche per fiorire, solo processi e tempi necessari. Si tratta di fecondare con lo sguardo quello che accade nella vita di ogni giorno e sentire che la vita si apre più intensamente e dispensa le sue gioie se le sai riconoscere e accogliere. (S. Olianti, Fai fiorire la vita. Tracce per educare lo sguardo, Emp, 2023). Ma occorre saggezza per cogliere queste intuizioni e per orientarsi verso una vita feconda e soddisfacente. Il guaio è che la saggezza non la vendono al mercato né la serenità ci viene insegnata a scuola o nei luoghi di lavoro. Non c’è una disciplina né una materia scolastica che ci insegni come si fa a vivere in armonia e pace interiore. È un cammino che non finisce mai, che richiede attenzione e impegno, motivazione e perseveranza, cadute e ripartenze, immaginazione e fatica della mente e del cuore (S. Olianti, La saggezza del cuore. Sentieri verso la serenità, Emp, 2025).
Per accorgersi di essere vivi davvero, e quindi felici, occorre ritrovare uno sguardo verginale sulla vita. Imparare a vedere e non solo a guardare: avere occhi nuovi, limpidi, che sanno meravigliarsi. Uno sguardo alterato è fonte di oscurità. Cristo è il terapeuta dello sguardo. Tende per noi il ponte che ci fa passare dal vedere al contemplare e dal semplice sguardo alla visione della fede. Siamo soffocati dalle piccole vite che ci costruiamo. Non c’è da stupirsi se viviamo infelici. La vita è di più! Ma per rendercene davvero conto dobbiamo passare dal vedere al contemplare, che è avere gli occhi di Dio sulla creazione, quando vide che tutto era bello. Il cristianesimo di questo secolo o sarà mistico o non sarà. E mistico non significa esoterico, criptico, riservato a pochi eletti, ma avere uno sguardo che vede davvero, nella filigrana degli eventi, caotici e apparentemente casuali, l’opera di Dio, la creazione in atto, lo Spirito creatore. Vedere e camminare e seguire colui che ci rimette costantemente in cammino e vuole che la vita sia piena, che la gioia sia piena. È mistico chi non può smettere di camminare, chi non si volge indietro per rimettere mano all’aratro, chi non ha nostalgia dei bei tempi andati, chi lascia che i morti seppelliscano i loro morti (Mt 8,18-22). È mistico colui che, toccando la vita, si lascia toccare da essa, chi, sfiorando un corpo, avverte le vibrazioni dell’anima, chi, asciugando una lacrima, sa ascoltare il dolore del mondo. (S. Olianti, Fai fiorire la vita. Tracce per educare lo sguardo, Emp, 2023).
Abbiamo una vita soltanto, che non va sprecata, e bisogna imparare a godere saggiamente dei beni dell’esistenza; non abbiamo una seconda alternativa e senza sapienza del cuore si rischia non solo di sprecare preziose occasioni ma il fallimento irrimediabile dell’intera vita: per questo occorre coltivare la nostra umanità con la pazienza tenace del contadino che dissoda la terra e semina i solchi per farla germogliare. Insomma «quando siete felici, fateci caso» come direbbe Kurt Vonnegut. E lottate contro la tristezza che è un verme che corrode il cuore (Evagrio Pontico), incrementando la gratitudine che dà respiro a ogni gesto. Come amava ripetere il grande scrittore e fine umorista inglese Gilbert Keith Chesterton: «La misura di ogni felicità è la riconoscenza». La felicità viene sempre dal sapere di essere amati. L’amore fa fiorire la vita e fa fiorire la vita intorno a noi. Quando non si intravede l’amore di Dio per noi, si spegne il motore della vita e tutto diventa pesante, faticoso. Lasciamo, dunque, che lo sguardo amoroso di Dio si posi su di noi e che quello sguardo ci fecondi e ci renda capaci di guardare alla vita con occhi nuovi, meravigliati, innamorati.
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