Siamo mucche o esseri umani?
Avete presente quella sitcom che andava in onda su Italia 1 anni fa, dove due tizi alquanto bizzarri – tali Luca e Paolo – s’incontravano davanti a una macchinetta del caffè per fare pausa dal lavoro e discutere delle loro vicissitudini quotidiane, allietandoci così con le loro pillole di comicità? Mi riferisco a Camera Cafè. Questo format televisivo, oltre a essere efficace perché fruibile da tutte e da tutti, ha alcune connessioni con la situazione geopolitica attuale che è in una sorta di «pausa», di tregua, «mentre il mondo cade a pezzi» come canta Marco Mengoni nella sua L’essenziale (2013). Quando si parla di tregua scatta subito un’associazione mentale con la pace. In realtà, la tregua è un mettersi in pausa da quanto si stava facendo prima: come nella pausa caffè si mettono in stand-by le pratiche di lavoro per staccare dall’ordinario, in uno stato di guerra si mettono tra parentesi i conflitti per eventualmente negoziare dei trattati. Parliamo però di situazioni fittizie il più delle volte, mentre la pace è una condizione permanente che non dovrebbe essere astratta. E non a caso la parola pace è tra le più digitate sui motori di ricerca… Questo dovrebbe farci riflettere molto!
A proposito di riflessioni, il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ci invita a metterci in pausa in maniera costruttiva, con queste parole pronunciate alla comunità di Sant’Egidio, durante l’incontro dello scorso 26 ottobre a Roma, dal titolo Osare la pace-Religioni e Culture in dialogo: «Il nazionalismo da opporre ad altri nazionalismi nasce dal considerare gli altri popoli come nemici, se non come presenze abusive o addirittura inferiori per affermare con la prepotenza e, sovente, con la violenza, pretese di dominio. […] osservando l’instabilità, le tensioni, i conflitti, la violenza – anche verbale – che caratterizzano la nostra contemporaneità, si registra la diffusione di atteggiamenti che, se applicati alla convivenza all’interno delle nostre società nazionali, meriterebbero l’appellativo di teppistici, mentre hanno la pretesa, nelle relazioni internazionali, di essere considerati fatti politici». Concetti sottili e al contempo brutali, perché focalizzano la tendenza attuale dei governi a disincentivare «la cultura dell’altro», intensificando la paura del diverso e promuovendo quella degli abusi di potere che vengono fatti passare come legittimi perché necessari e inevitabili. Così le tregue non sono funzionali alla pace! Ma mettono in piedi situazioni illusorie dove ciascuno non si prodiga per l’altro e per la pace, ma continua a pensare ai propri interessi con lo scopo di invadere gli spazi altrui.
Qualche giorno fa, nella comunità in cui vivo si discuteva di conflitti interni e mi è sembrato opportuno intervenire affermando che bisogna smetterla di essere mucche e iniziare a essere umani: le mucche «rimuginano», ruminando per tre volte prima di mangiare, gli uomini no. Questo per dire che il rimuginìo, quindi il mettere in pausa, il «fare tregua», spesso porta solo a rimandare, peggiorando le situazioni. Occorre invece agire la pace, senza lasciare che resti rimuginìo. E voi, siete mucche o umani? Scrivete a claudio@accaparlante.it e sulle mie pagine Facebook e Instagram.
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