Ivana Bombardieri, una voce per due mondi
Da bambina sognava di fare la hostess per attraversare in volo oceani e continenti. Invece Ivana Bombardieri ha fatto molto di più: ha costruito ponti senza tempo tra Italia e Canada, raggiungendo migliaia di connazionali attraverso le onde radio.
Nata in Piemonte, a Susa (Torino), arriva a Montréal nel 1967, a soli 14 anni. Quella voce impeccabile trova subito la sua destinazione naturale: nel 1968 debutta in televisione su Teledomenica, per poi approdare a CFMB, la radio italiana che diventerà la sua casa per oltre mezzo secolo.
Dal 1972 conduce Buon Pomeriggio, programma-cult che si afferma rapidamente come il salotto della comunità italo-canadese, tra musica, cultura e informazione. Conduttrice e autrice radiofonica e televisiva, doppiatrice e presentatrice, Ivana trasforma la sua passione in una professione ai massimi livelli. Dal 1983 al 2015 è direttrice delle relazioni pubbliche di CFMB.
Tra il 2008 e il 2013 guida i programmi italiani della stazione. Nell’estate del 1981 dirige il Padiglione d’Italia a Terre des Hommes, l’esposizione annuale allestita a Montréal.
La sua voce varca i confini della città: collabora con Radio-Canada, Rai International, il National Film Board of Canada, le radio di Ottawa, Toronto, Winnipeg, persino di Paranà in Argentina. Nel suo studio passano grandi nomi della musica e dello spettacolo, da Gina Lollobrigida a Zucchero.
Ma Ivana è molto più di un’animatrice: è un ponte vivente tra due culture. Partecipa all’organizzazione di raccolte fondi insieme ai principali organismi della comunità, a sostegno delle popolazioni colpite da terremoti e alluvioni in Italia, e a favore degli italo-canadesi in Québec.
I riconoscimenti ricevuti testimoniano un percorso straordinario: la Croce di Cavaliere della Repubblica Italiana (2004), il premio «Personalità dell’Anno» del Congresso Nazionale degli Italo-Canadesi (2011), il titolo «Personalità dell’Anno» dell’Associazione dei Professionisti Italo-Canadesi (2015), e il premio alla carriera «Rosalie Award» (2024).
Da oltre 50 anni, la sua voce attraversa Montréal come un abbraccio senza confini, portando l’Italia in Canada e il Canada in Italia. Quella bambina di Susa non è mai diventata hostess, ma ha imparato a volare sulle onde della radio, più in alto e più lontano di quanto avrebbe mai potuto immaginare.
Msa. Il programma Buon Pomeriggio va in onda dal 1972. Qual è il segreto della sua longevità?
Bombardieri. Ha saputo adattarsi ai tempi restando fedele ai suoi valori fondamentali: ascolto e rispetto del pubblico. Ha rinnovato il linguaggio e dato spazio alle opinioni di tutti, affrontando temi nuovi senza trascurare quelli tradizionali. Abbracciando la tecnologia, ha superato il passaggio dall’analogico al digitale, mantenendo intatta l’essenza della radio.
L’Intelligenza artificiale potrà prendere il sopravvento sulla radio?
In parte sì, ma non del tutto. L’Intelligenza artificiale automatizza già molte funzioni radiofoniche, offrendo efficienza e riduzione dei costi. Ma la radio è soprattutto relazione, fiducia e presenza umana: un conduttore ascolta, improvvisa e condivide emozioni reali, in particolare nei momenti delicati o imprevisti. L’Intelligenza artificiale può simulare una voce, ma non può vivere un’esperienza né, tantomeno, stabilire un legame autentico ed empatico con chi ascolta.
Lei ha intervistato alcune delle più grandi icone del mondo della musica e dello spettacolo: da Domenico Modugno a Claudio Baglioni, da Roberto Benigni a Isabella Rossellini. Quali incontri le hanno lasciato un’impronta più profonda?
Ogni incontro mi ha arricchito in modo unico. Intervistare Sophia Loren a soli 21 anni mi ha insegnato quanto la gentilezza e l’umiltà siano fondamentali, anche tra le stelle più grandi: lei percepì la mia emozione, e mi mise subito a mio agio. Raffaella Carrà mi colpì per la sua straordinaria disponibilità e simpatia; avevamo solo dieci minuti, ma finimmo per parlare per quasi un’ora. Il ricordo più profondo, però, riguarda il terremoto di San Giuliano di Puglia, nel 2002, dove persero la vita 27 bambini e un’insegnante. Contattai subito la maestra Clementina Simone, estratta viva dalle macerie, e da quel momento nacque una forte amicizia. Organizzammo una raccolta fondi e, qualche anno dopo, la incontrai personalmente. Un altro ricordo vivido è quello del terremoto in Irpinia nel 1980. A Montréal organizzammo una maratona radiofonica che raccolse oltre 704mila dollari in sette ore, un gesto di solidarietà che sorprese e commosse tutti, dimostrando il potere unificante della radio. E sono solo alcuni dei tanti ricordi dei miei cinquant’anni di radio.
Nel 1993 è stata inviata speciale di CFMB al Festival di Sanremo.
Ricordo le conferenze stampa mattutine, gli incontri con Pippo Baudo e Lorella Cuccarini, le prove pomeridiane, il Festival serale e il Dopofestival fino alle 3 di notte. Giornate lunghissime ma entusiasmanti. Intervistai artisti straordinari come Mia Martini, Amedeo Minghi, Mietta e Tullio De Piscopo. Quell’edizione fu vinta da Enrico Ruggeri con Mistero, mentre tra le Nuove Proposte si impose una timidissima diciottenne: Laura Pausini con La solitudine. L’ho poi intervistata tre volte negli anni, e presentato i suoi concerti a Montréal.
Nel 2001 lei ha intervistato la principessa Elettra Marconi Giovannelli, figlia dell’inventore della radio. Cosa l’ha colpita di quell’incontro?
Mi ha stupito la semplicità e l’umanità con cui parlava di suo padre, un genio universale. Mi ha emozionato sentire quanto Marconi credesse nella radio come strumento di unione, capace di superare confini e solitudini. In quel momento ho avvertito un filo diretto tra lui e tutti noi che viviamo la radio ogni giorno. Quell’incontro mi ha ricordato che la radio non è solo tecnologia, ma anche anima, responsabilità e, soprattutto, amore per chi ascolta.
Nel 2011, a Montréal, lei ha sostituito la conduttrice Antonella Clerici sul palco, con i giovani dell'evento musicale Ti lascio una canzone. Cosa accadde?
Due giorni prima dello spettacolo a Place des Arts, Antonella Clerici dovette rinunciare per un incidente domestico. Fui chiamata a sostituirla all’ultimo momento, imparai rapidamente il copione, presentai i brani, e cantai con i ragazzi la sigla d’apertura. Andò tutto bene, e ci fu un collegamento via satellite con Antonella che promise di tornare a Montréal con sua figlia, promessa mantenuta due anni dopo. E con lei c’è ancora un’affettuosa amicizia.
La sua voce sicura riflette ore di lavoro meticoloso. Quanto conta la preparazione?
È fondamentale. Ogni momento, svolto con cura e precisione, contribuisce a costruire quella qualità e quella coerenza che il pubblico riconosce e apprezza. È l’attenzione ai dettagli, unita alla passione per il mio lavoro, che mi permette di offrire sempre il meglio di me, e di continuare a crescere.
Il Canada le ha dato molto, ma il suo legame con l’Italia è rimasto fortissimo.
Sì, il Canada mi ha accolta e mi ha permesso di costruire il mio percorso umano e professionale, ma l’Italia è rimasta sempre nel mio cuore e, in fondo, non l’ho mai davvero lasciata. Attraverso la radio ho continuato a raccontarne la realtà e la cultura, dando voce anche alla comunità italo-canadese, sospesa tra due mondi, ma salda nelle proprie radici. All’inizio non è stato facile: il primo anno piangevo quasi ogni giorno e scrivevo lunghe lettere alle mie amiche in Italia, un modo per colmare la distanza e mantenere vivo il legame con le mie origini.
Quale messaggio vuole dare ai giovani che sognano di lavorare alla radio?
La comunicazione di oggi è più veloce e interconnessa che mai, ma la sua vera forza risiede nella capacità di creare relazioni autentiche e di dare voce alle storie di tutti. Perciò ai giovani dico: coltivate la curiosità, mantenete l’integrità, siate voi stessi, continuate a studiare con impegno, e mettete passione in tutto ciò che fate.