Con san Francesco in Basilica del Santo

Per l’800° della morte del Poverello, papa Leone ha indetto un «Anno Giubilare di san Francesco» (10 gennaio 2026 - 10 gennaio 2027). E anche nella Basilica padovana è stato predisposto un itinerario apposito, per i pellegrini antoniani.
11 Marzo 2026 | di

Negli stessi giorni in cui ad Assisi, nella Basilica di San Francesco, si è aperta l’ostensione delle spoglie mortali del Poverello (22 febbraio-22 marzo), nella «gemella» Basilica del Santo di Padova si inaugurava l’itinerario giubilare francescano. L’occasione di queste e molte altre iniziative speciali è l’800º anniversario del transito di Francesco d’Assisi, avvenuto nella notte del 3 ottobre 1226 nei pressi della Porziuncola. Una ricorrenza che, al di là della curiosità storica, è divenuta occasione di ispirazione e rinnovamento nella contemplazione della vita di un uomo, Francesco d’Assisi, che nella sequela di Gesù ha trovato una strada feconda di senso, consegnata poi a tanti uomini e donne come mandato ed eredità. Un’opportunità a tal punto significativa, da spingere papa Leone XIV a indire uno speciale «Anno Giubilare di san Francesco», fino al 10 gennaio 2027, come riporta il decreto della Penitenzieria apostolica emesso lo scorso 10 gennaio. 

«L’Anno giubilare francescano ha colto un po’ di sorpresa anche noi» ammette fra Antonio Ramina, rettore della Basilica del Santo di Padova. «Conclusosi il Giubileo 2025, non ci si aspettava un’ulteriore possibilità di grazia. L’auspicio è che anche in questo caso il Giubileo possa essere vissuto come occasione in cui lasciarci risvegliare dalle sonnolenze e dagli egoismi che tutti noi ci portiamo dietro. Abbiamo sempre bisogno di essere sollecitati affinché le nostre vite sappiano esprimersi in sintonia con la bella notizia del Vangelo. E sappiamo che la bellezza e la bontà del Vangelo passano attraverso la nostra testimonianza concreta. Questo è l’auspicio: che il Giubileo possa incidere nelle nostre storie personali e comunitarie rendendole più libere, luminose, solidali».

Ecco allora l’itinerario giubilare francescano proposto dalla Basilica del Santo, percorribile da singoli, famiglie, gruppi in piena autonomia. Entrati dalla porta sinistra della facciata della Basilica, valorizzata da un grande stendardo appeso alla parete, recante l’effigie di san Francesco, all’altezza della Madonna del Pilastro si può prendere con sé il dépliant multilingue giubilare che aiuta il pellegrino a pregare con Francesco e Antonio in otto diversi «punti nevralgici» della Basilica. Già il nome dato alle tappe mostra la dimensione di affidamento fiducioso a Dio, di cura e attenzione per i fratelli, di gratitudine che caratterizza il percorso: Testimonianza viva; Ave Signora; Ascolto; Avere lo Spirito del Signore; Misericordia; Ringraziamento; Fratelli e sorelle; Benedizione.

Prima sosta è all’Arca di sant’Antonio, «un luogo che da sempre ci parla di testimonianza viva – commenta fra Antonio Ramina –. San Francesco non è un personaggio isolato, poiché, grazie alla sua esperienza spirituale, ha attirato al Vangelo tantissime altre persone dopo di lui e insieme con lui. Anche sant’Antonio ha voluto vivere il Vangelo nello stile umile, povero e itinerante di san Francesco. Ancora oggi Antonio ci parla di Vangelo come ce ne parlava Francesco: non una “Scrittura da sapere”, ma un dono da ricevere e da fare diventare vita mediante la carità reciproca». La preghiera qui all’Arca, ispirata alle parole di san Francesco, mostra appieno il legame tra i due grandi santi francescani e la fecondità della loro testimonianza che diventa bussola per l’oggi: «Nella santa carità, che è Dio, allontanato ogni impedimento e messa da parte ogni preoccupazione e ogni affanno, in qualunque modo meglio possiamo, impegniamoci a servire, amare, adorare e onorare il Signore Iddio, con cuore puro e con mente pura, ciò che egli stesso domanda sopra tutte le cose». Sembrano riecheggiare le parole del famoso biglietto di Francesco ad Antonio...

Il percorso prosegue sostando nella cappella del Beato Luca Belludi, per poi immettersi nel deambulatorio, soffermandosi davanti alla cappella di San Giuseppe ed entrando in quella dedicata a San Francesco, la cui dedicazione fu decisa proprio cent’anni fa, nel settimo centenario della morte del santo. Venne quindi affrescata da Ubaldo Oppi con scene della vita di san Francesco (1930-’32). Qui, per l’occasione del giubileo francescano, è esposta una reliquia del santo d’Assisi e anche l’icona originale che lo presenta accanto ad Antonio, realizzata nel 2021 da Francesca Pari e Daniela Borgato, da cui è tratta l’immagine di Francesco che caratterizza l’itinerario giubilare. 

Per la quinta tappa del percorso è necessario uscire dalla Basilica verso il chiostro della Magnolia, e raggiungere la penitenzieria, dove poter vivere il sacramento della riconciliazione. «Ogni Giubileo favorisce questa possibilità di lasciarsi rinnovare dall’incontro col perdono di Dio – esplicita fra Antonio Ramina –, e sappiamo come sia Francesco che Antonio abbiano speso interamente la loro vita a servizio del volto misericordioso del Padre. Hanno fatto di tutto affinché nessuno si potesse sentire escluso dall’abbraccio di misericordia del Signore. E questo abbraccio lo possiamo sperimentare in modo vivo ed efficace anche oggi». A completamento, ecco l’Eucaristia. «Sia la celebrazione eucaristica, sia la sosta in preghiera davanti al Santissimo Sacramento ci ricordano uno dei tratti più inconfondibili della spiritualità francescana: quello della lode, della “restituzione”. È l’attitudine di chi riconosce di avere ricevuto tutto da Dio e sente per questo il bisogno di restituire». Il passaggio alla cappella di Santa Chiara e il ritiro della Benedizione di San Francesco nell’ufficio accoglienza nel chiostro della Magnolia completano e attestano l’avvenuto pellegrinaggio. 

Salutando e ringraziando il rettore che ci ha accompagnati fin qui, gli chiediamo in che modo il Giubileo di san Francesco illumini la figura di sant’Antonio. «Francesco e Antonio, pur diversissimi, manifestano in realtà orientamenti carismatici profondamente simili. Ne segnalo in particolare uno. San Francesco in un suo testo (Ammonizione VII) raccomanda a tutti che la Parola di Dio sia accolta non come cosa da dire ad altri, ma come dono fecondo che ci apra alla capacità di lode, d’incontro fraterno. E sant’Antonio, in uno dei suoi passi più celebri, raccomanda che a parlare siano innanzitutto le nostre opere buone, non le parole. È paradossale! Il grande predicatore Antonio ha a cuore in primo luogo l’eloquenza concreta della vita, non la sonorità volatile delle parole. Il Giubileo francescano ci fa riscoprire l’Antonio testimone, l’Antonio che incontra commosso, l’Antonio che ristabilisce legami tra persone».

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Data di aggiornamento: 11 Marzo 2026
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