Libertà, scelta d’amore
«La legge della perfetta libertà è l’amore di Dio, che rende l’uomo perfetto in tutto e libero da ogni schiavitù. Dio nulla ricerca e nulla ama maggiormente nell’uomo come il suo cuore, nel quale c’è la legge dell’amore» (Sermoni, Domenica V dopo Pasqua, 9)
Libertà. Il tema è scottante e complicatissimo. Guai a toccarla, la libertà. Siamo tutti d’accordo nel difenderla come uno dei nostri diritti più importanti. Quanto a essere d’accordo su che cosa significhi «libertà» è un altro paio di maniche. Le opinioni sono tra le più diverse. D’impulso, quando pensiamo alla libertà ce la immaginiamo forse come qualcosa che noi possediamo, una «facoltà» che possiamo tenere tra le mani, da gestire senza che nessuno possa dirci niente. Rispetto a quest’idea di libertà «posseduta e autonoma» le parole di sant’Antonio non possono che risuonarci come contraddittorie.
Che senso avrebbe mai parlare di libertà se poi la si mette in relazione con la legge? Eppure il Santo, citando la Scrittura, parla proprio di «legge della libertà»; anzi, di una libertà perfetta. Niente meno! Sì, Antonio si pone in sintonia con la Sacra Scrittura – e non solo con essa – nel prendere posizione: non esiste una libertà senza legge. La legge dà indicazioni, traccia confini, domanda di tener conto gli uni degli altri. Per questo c’è bisogno di leggi. La libertà ne esce dunque vanificata? Annullata? No, tutt’altro. La libertà può anzi essere messa in gioco nell’intuire, tra le mille diverse opportunità, la scelta migliore per stare al mondo rispettando me stesso e gli altri.
La libertà, dunque, non è una sorta di possesso che riguarda solo noi e che possiamo trattenere gelosamente. Essa esiste soltanto nel momento in cui dispongo di me stesso mettendo in atto delle decisioni. Quella perfetta è la libertà dell’amore, che si dispiega attivandoci responsabilmente affinché possiamo fare più bella la vita degli altri. Si capisce bene che la nostra non sarà mai, a tutti gli effetti, una libertà «perfetta» se la intendiamo come ineccepibile, sempre all’altezza della situazione, sempre in grado di compiere la scelta giusta. Quanti errori compiamo, in realtà! Quante volte ci siamo sentiti inadempienti e sgangherati! E tuttavia possiamo, lo stesso, dichiararla «perfetta» se lasciamo che essa venga daccapo, sempre daccapo istruita dalla «legge dell’amore». Forse che l’amore sia anch’esso una legge? Altra contraddizione! L’amore non ha forse a che fare con la passione dei sentimenti, con lo slancio impetuoso del cuore? No, anche qui occorre dire che «amore» si declina con «legge», perché l’amore che dura ha bisogno di determinazione, capacità di resistere, scelte a volte impegnative e rischiose.
Nelle parole di sant’Antonio c’è anche la «libertà da». Interessante. Libertà da ogni schiavitù. Sì, perché si può rimanere prigionieri di se stessi quando «libertà» vuol dire mettere in atto ciò che ci pare, senza legarci mai a niente e a nessuno. Diventiamo schiavi dei nostri istinti aggressivi, se ci riteniamo liberi solo quando diamo retta alle nostre inclinazioni senza mai vagliare nulla. Si può cadere nella rete del «volere tutto» o, all’opposto, del «non voler mai niente». E così il cuore si svuota. E non ci ritroviamo contenti mai. Figuriamoci se può piacere a Dio, un cuore così.
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