Al passo dei più fragili

Giusti sono coloro che sanno mettere in campo una vasta gamma di attenzioni verso gli altri, attitudini sollecite che si diversificano a seconda dei casi. Sant'Antonio insegna...
15 Febbraio 2026 | di

«I giusti hanno il dono della clemenza: riconducono gli erranti sulla retta via; ai semplici insegnano con bontà e pazienza la strada per la quale procedere con sicurezza; guidano gli altri con la parola e con gli esempi; attraversando il fiume di questa vita diretti verso la patria, mandano avanti i più piccoli, partecipano cioè con comprensione alle difficoltà dei principianti, che non sono ancora giunti al vigore della santità: se i più deboli dovessero procedere sull’austera via dei perfetti, si stancherebbero e si ritirerebbero dal cammino intrapreso» (Sermoni – Domenica V dopo Pentecoste, 10).

Come sono belle le parole! Se solo ci mettessimo un po’ di sana curiosità in più, potremmo assaporare tutta la loro fecondità. In questo passo di sant’Antonio ce ne sono due alle quali noi generalmente attribuiamo un significato piuttosto «ristretto»: giustizia e clemenza. Si parla, infatti, dei giusti, i quali hanno come loro caratteristica la clemenza, riconosciuta senz’altro come un dono ricevuto. Generalmente si ritiene che la persona giusta sia quella che non fa torto a nessuno, che non ruba, che non usa violenza. La persona «che non…». Che non fa nulla di male, nulla di brutto… Da quanto scrive sant’Antonio, siamo invece sorpresi nello scoprire che sono giusti coloro che sanno mettere in campo una vasta gamma di attenzioni verso gli altri, attitudini sollecite che si diversificano a seconda dei casi. Un bel guadagno per la parola giustizia! È attitudine creativa: va declinata a seconda delle varie situazioni.

Il tratto comune, semmai, è quello della clemenza. Anche in tal caso, siamo benevolmente costretti a ricomprendere in modo più ampio il suo significato. Di solito si ritiene che la persona clemente sia quella che rinuncia a punire in modo troppo duro. Sant’Antonio, invece, ne recupera tutta la ricchezza, facendola diventare lo stile di chi sa chinarsi di fronte agli altri, aiutandoli a camminare a seconda del punto in cui si trovano. Possono esserci persone decisamente fuori strada; occorrerà rimetterle sui passi di un cammino retto. Ci sono poi i semplici che, pur non essendo nell’errore, hanno bisogno che qualcuno insegni loro a percorrere con maggiore sicurezza la propria strada. Altri sono principianti, hanno cioè iniziato da poco il loro cammino; sono piccoli e deboli. Verso costoro la giustizia mette in atto quella forma di clemenza che sa comprendere la fragilità e cerca di non pretendere troppo. Come? Stupisce un po’ la risposta: «mandandoli avanti». Quasi a sostenere, da dietro, i loro passi, in modo tale che possano essere custoditi da vicino mediante la bontà dello sguardo, del suggerimento adeguato.

Non mancano poi coloro che sembrano essere già capaci di procedere speditamente. Cosa fa nei confronti di costoro la clemenza? Occorrerà continuare a guidarli «con la parola e gli esempi»: con esortazioni illuminanti, ma anche con la coerenza della vita concreta. Insomma: la persona giusta e clemente ha il suo bel da fare! Occorre che sappia considerare bene dove si trova l’altro e offrirgli l’aiuto più opportuno. In tutti i casi, non ci sarà sfuggito che – o in un modo o in un altro – si tratta di camminare. Così è la vita: un percorso in cui ci è chiesto di procedere. Verso dove? Verso la patria, dice sant’Antonio. Viene da pensare al paradiso, alla vita eterna. Sarà così, certo. Ma c’è una patria verso cui tendere ogni giorno: la patria della vicendevole responsabilità. Guai se pensassimo solo a noi stessi e al nostro personale cammino. Giustizia e clemenza sono attitudini estroverse. Gioiscono nel sapersi prendere cura della vita degli altri.

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Data di aggiornamento: 15 Febbraio 2026
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