La Confessione
Mi trovo molto in difficoltà ad accostarmi alla Confessione: so che è un precetto della Chiesa andare a confessarsi almeno una volta all’anno, ma provo vergogna a parlare dei miei peccati. Ogni tanto, però, ci vuole una ripulita, per mettersi a posto la coscienza. L’occasione buona la trovo quando vengo al Santo a Padova, anche perché di solito in parrocchia non si confessa molto.
Una lettrice
Una grande occasione che abbiamo nel nostro cammino di fede è il sacramento della Confessione. Chiamato anche sacramento della Riconciliazione o del Perdono, spesso facciamo fatica a viverlo perché è difficile riconoscere le proprie colpe e ancor di più portarle davanti a un prete: ci provoca vergogna e sentiamo su di noi la paura del giudizio. Spesso consideriamo il peccato come un fallimento, l’aver infranto una regola. In realtà, nella Bibbia, peccare significa anzitutto «mancare il bersaglio», cioè perdere un’occasione di compiere il bene. In questo modo, il cuore del peccato non è aver infranto un comandamento, ma non aver amato davvero, non aver scelto di vivere secondo la via di bellezza che Dio ha pensato per noi. È molto importante ricordare che, nel cammino cristiano, prima di tutto viene la relazione con il Signore, non la regola da rispettare.
Più volte l’abbiamo detto: spesso rischiamo di pensare alla nostra religione come un insieme di leggi da seguire, ma non è anzitutto questo! Prima c’è l’incontro con il Signore della vita: lo vediamo nella storia del popolo di Israele, soprattutto nell’Esodo. Solo dopo che Dio ha liberato il suo popolo dalla schiavitù d’Egitto, solo dopo essere entrato in relazione con Israele ed essere stato riconosciuto come loro salvatore, solo allora il Signore dà a Mosè la Legge: in questo modo, i comandamenti non sono un’imposizione astratta di uno sconosciuto, ma dei paletti che aiutano a rimanere sulla via indicata da qualcuno che conosco e che mi ha salvato. Anche nel Vangelo, Gesù per prima cosa invita i discepoli a seguirlo, a stare con lui, poi insegna e dà anche il comandamento nuovo; sulla croce non dà grandi lezioni di morale, ma dona tutto se stesso.
Forse, nella confessione, il principale problema è che non cogliamo davvero qual è il centro del sacramento: non tanto i nostri peccati, quanto invece la misericordia di Dio che ci viene incontro. Dio è Padre e sempre ci aspetta: prima di guardare al male che compiamo e alle occasioni di bene non colte, quando guarda a noi vede i suoi figli che ama e che non vorrebbe perdere per nulla al mondo! È questo lo sguardo che ci aspetta! Chiaramente è necessario anche il pentimento per le nostre colpe e il desiderio di cambiare direzione in certi aspetti della nostra vita, ma questo è possibile più per la grazia di Dio che per l’impegno nostro. Comprendiamo, allora, che la confessione è anzitutto questione di fede in un Dio che ci ama e che ci vuol colmare con i suoi doni.
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