Custodiamo la bellezza dell’umanità
Nella Basilica del Santo a Padova, presso la cappella di San Leopoldo d’Austria, si può ammirare un pregiato altare in legno, nel cui paliotto è scolpita una scena singolare: un francescano in una barca insieme a uomini di diverse provenienze, che addita la figura di un Papa in ginocchio. L’artista intendeva rappresentare Leone XIII nell’atto di affidare al sacro cuore di Gesù la liberazione dalla schiavitù degli indigeni di Asia, Africa e America Latina. Nel 1888, Leone XIII aveva scritto la lettera enciclica In Pluribus, nella quale deplorava «la schiavitù a cui da molti secoli è sottoposta una parte non esigua della famiglia umana», felicitandosi di quanto stava accadendo in Brasile, ultimo Paese indipendente del continente americano ad abolire la schiavitù.
Quasi 140 anni dopo, papa Leone XIV torna a parlare di schiavitù, anche se in altri termini, nella sua prima enciclica, Magnifica Humanitas. Oggi, la libertà umana minacciata è soprattutto quella interiore, indebolita da forme sottili di dipendenza «legate all’economia digitale dell’attenzione, dove piattaforme e servizi sono progettati per catturare il tempo e lo sguardo degli utenti» (cfr. MH 170); collegato a questo c’è il rischio del «controllo sociale, reso possibile dalla raccolta massiva di dati e dall’uso di sistemi algoritmici» (cfr. MH 171). Spezzare le catene delle nuove schiavitù è il titolo di una sezione del testo, in cui l’attuale Papa richiama proprio l’omonimo predecessore, rinnovando la ferma condanna, da parte della Chiesa, «di ogni forma di schiavitù, tratta e mercificazione delle persone», che oggi si concretizza in attività essenziali per l’economia digitale – come l’estrazione delle risorse materiali, l’etichettatura dei dati e la moderazione dei contenuti –, che si basano su uno sfruttamento di esseri umani, invisibile a chi utilizza gli strumenti che funzionano con l’intelligenza artificiale (IA). Rendere possibili le sorprendenti e immediate risposte dell’IA non è solo questione di programmazione informatica, ma di un enorme lavoro manuale, operato da persone fisiche, solitamente sfruttate negli angoli più remoti del mondo, e frutto dei dati che ogni giorno forniamo con l’utilizzo di social e web.
Come rispondere a tutto questo? L’enciclica pone come tema centrale la custodia dell’umano: gli strumenti che oggi usiamo, con le loro incredibili capacità, ci portano a pensare che l’efficienza sia la misura del valore (cfr. MH 112) e che tutto quanto appare come limite sia un problema da risolvere e non un’occasione per crescere in umanità (cfr. MH 118). Le correnti del postumanesimo sostengono la necessità di andare oltre l’uomo, superando i limiti biologici (le malattie, il potenziamento delle capacità) attraverso l’uso della tecnologia. Ma «se l’essere umano è trattato come materiale da perfezionare o da oltrepassare, allora diventa più facile accettare che alcuni vengano considerati meno utili, meno desiderabili, meno degni» (cfr. MH 117). Abbracciare la logica dell’efficienza porta a scartare i poveri e gli ultimi: è umano questo? Forse, invece, proprio nella relazione con loro troviamo la misura del valore, anche in senso cristiano: «Quello che avete fatto a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me» (Mt 25,40). L’uomo è chiamato ad andare oltre, a trascendere se stesso, non per essere perfetto in sé, ma per amare l’altro: un passaggio di cui non siamo capaci da soli, ma che è grazia di Dio, la quale fa emergere il meglio dell’umanità! Come ha detto il cardinal Víctor Manuel Fernández, alla presentazione dell’enciclica: «Quello che ha fatto il Signore con la sua grazia nel giovane Francesco d’Assisi è certamente molto di più di quello che possono produrre in noi gli algoritmi e la tecnica».
Prova la versione digitale del «Messaggero di sant'Antonio»!