L’euforia sacra del 2 luglio

Fa sempre caldo ai primi di luglio. E, se state viaggiando tra il centro Italia e il suo Sud, mettete il navigatore verso tre città per essere travolti dalla meraviglia di una euforia sacra. Il 2 di luglio, Siena, Matera ed Enna impazziscono: una follia, una devozione, luminarie, fuori d’artificio e preghiere, processioni, corse di cavalli, cortei di cavalieri, brividi e sacralità. Sono certo, perdonatemi la trasgressione, che Maria e sua cugina, Elisabetta, sarebbero felici che così, un pezzo d’Italia, ricordi il loro incontro.
Tutta colpa di Luca. È stato lui a scrivere, nel suo Vangelo, che Maria, dopo l’Annunciazione, in attesa di Gesù, venne a sapere della maternità di Elisabetta. Una gravidanza incredibile, Elisabetta era in età avanzata e certa di essere sterile, ma le fu concessa questa grazia straordinaria. Suo figlio sarà Giovanni, il Battista. Maria, allora, partì da Nazareth e raggiunse il villaggio di Elisabetta, a poca distanza da Gerusalemme. Quando le due donne si incontrarono, Giovanni, dentro la pancia di sua madre, sussultò di giubilo. E Maria intonò il primo cantico del Magnificat, Magnificat anima mea Dominum. Fu la perfezione.
Chissà quanti conoscono questa storia quando assistono alla tumultuosa corsa del Palio di Siena, allo strazzo violento del Carro alla Festa della Madonna Santissima della Bruna a Matera, o alla fatica, santa e immensa, di 124 uomini che sorreggono la «nave d’oro» che trasporterà Maria dal Duomo alla chiesa di Montesalvo, centro geografico della Sicilia. Da tenere a mente: Elisabetta è la patrona di Enna. Questo accade il 2 luglio.
La festa della Visitazione non ricorda solo l’incontro tra due madri: è il mistero della Vergine, è «la promessa di Dio» che si fa carne, è il riconoscimento della santità di Giovanni Battista. I francescani capirono subito l’importanza di questo incontro e cominciarono, fin dal 1236, a celebrare la Visitazione. E scelsero il 2 luglio come data: erano passati otto giorni dalla nascita di Giovanni (24 giugno), il tempo necessario, secondo la tradizione ebraica, per scegliere il nome del neonato e Maria decise, dopo tre mesi passati da Elisabetta, di tornare a Nazareth.
E questo caldissimo giorno d’estate è stata Festa fino al concilio Vaticano II. La Chiesa decise, allora, di cambiare il proprio calendario liturgico e spostò la celebrazione della Visitazione: dal 1970 si festeggia al termine del mese mariano, il 31 di maggio. Vennero riconosciute, però, tre eccezioni importanti: a Siena, a Matera e ad Enna la tradizione secolare era così radicata e così profonda che la Festa non poteva cambiare giorno. A Matera, si celebra dal 1389, quest’anno sarà la sua 637esima volta. A Enna sono passati 614 anni da quando, nel 1412, dopo un naufragio, una cassa riapparve sulle coste di Messina: all’interno vi era una preziosa statua comprata a Venezia da inviati della città, il veliero che la trasportava era affondato, ma la cassa fu miracolosamente spinta a riva dalle correnti. A Siena il primo Palio «alla tonda», come lo conosciamo oggi, approdò definitivamente in piazza del Campo trecentosettanta anni fa: era il 1656 e venne dedicato alla Madonna di Provenzano, antico rione della città. No, nessuno potrebbe spostare le date della Visitazione in queste tre città.
Il 29 giugno, in vista del 2 luglio, in tutte e tre le città, la Festa ha come un prologo: a Siena, nell’ora più calda del giorno, si sorteggiano i cavalli, è la sorte a decidere per quale contrada correranno il Palio; a Matera, finalmente, a sera, si accende la bellezza delle luminarie; a Enna, in Duomo, si apre la nicchia in cui è custodita la preziosa statua della Madonna: a sera sarà collocata sull’altare maggiore. È il primo atto della Festa.
Per un giorno, per più giorni attorno al 2 luglio, la fede e l’attesa, l’eccitazione e la preghiera, l’adrenalina e il raccoglimento, lacrime di frenesia e sorrisi di felicità accenderanno il cuore e la testa dei senesi, dei materani, degli ennesi. A Siena, si aspetta, fremendo, che il mossiere abbassi il canapo e che la corsa abbia inizio. A Matera i ragazzi si accalcano nella piazza principale nell’attesa infinita della notte quando il Carro Trionfale, che ha trasportato la Madonna fino in Cattedrale, tornerà indietro e, superato un invisibile confine, si potrà strazzare, cioè distruggere. Per poterlo ricostruire più bello l’anno dopo.
A Enna, 124 uomini raccolgono le forze, per affrontare la ripida salita verso la chiesa di Montesalvo sorreggendo sulle loro spalle la pesantissima «Nave d’Oro» dove si trova la Madonna. Lei oscilla, ondeggia, si obliqua pericolosamente, si riprende, mentre Elisabetta e suo marito, Zaccaria, le vengono incontro. Sì, il 2 luglio fa ammattire i cittadini di Siena, Matera ed Enna. E chi si trova a passare per queste città in questo giorno.
(C’è un quadro bellissimo di Raffaello che raffigura la Visitazione, l’incontro tra Maria ed Elisabetta. Venne dipinto nel 1517 ed era destinato alla chiesa di San Silvestro a L’Aquila. Un secolo e mezzo più tardi venne requisito dal viceré di Napoli per farne dono al re di Spagna. Oggi è conservato al Prado di Madrid, ma, questa estate, dal 27 giugno al 27 settembre, è possibile ammirarlo al Munda, il Museo Nazionale d’Abruzzo per festeggiare L’Aquila, capitale italiana della cultura).
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