Coltivatori di bellezza
«In quel tempo, Gesù espose alla folla un’altra parabola, dicendo: “Il regno dei cieli è simile a un uomo che ha seminato del buon seme nel suo campo. Ma, mentre tutti dormivano, venne il suo nemico, seminò della zizzania in mezzo al grano e se ne andò. Quando poi lo stelo crebbe e fece frutto, spuntò anche la zizzania. Allora i servi andarono dal padrone di casa e gli dissero: ‘Signore, non hai seminato del buon seme nel tuo campo? Da dove viene la zizzania?’. Ed egli rispose loro: ‘Un nemico ha fatto questo!’. E i servi gli dissero: ‘Vuoi che andiamo a raccoglierla?’. ‘No, rispose, perché non succeda che, raccogliendo la zizzania, con essa sradichiate anche il grano. Lasciate che l’una e l’altro crescano insieme fino alla mietitura e al momento della mietitura dirò ai mietitori: raccogliete prima la zizzania e legatela in fasci per bruciarla; il grano invece riponètelo nel mio granaio’”.[…] Poi congedò la folla ed entrò in casa; i suoi discepoli gli si avvicinarono per dirgli: “Spiegaci la parabola della zizzania nel campo”» (Mt 13,24-32.36).
Buon Gesù, io e Chiara ci assumiamo tutte le responsabilità del caso, ma vorremmo provare a dare un’interpretazione, leggermente alternativa alla tua, a questo brano del Vangelo. Lo facciamo forti di due consapevolezze: la prima è che la tua Parola è gravida di un’infinita saggezza che non si esaurisce mai in una singola lettura, ma custodisce una sapienza sempre sorgiva; la seconda è che tu sei lento all’ira e grande nell’amore, perciò, se anche dovessimo scrivere qualcosa di impreciso, la tua misericordia supererà di certo la nostra pochezza. Ciascuno di noi è un campo. Ogni nostra individualità contiene del buono, il grano, e del male, la zizzania. Come mi ripeteva un caro amico frate carmelitano, siamo tutti un misto di «grano e zizzania». Siamo composti di bellezza e bruttura, di risorse e limiti: a volte capaci di amare, a volte indifferenti; slanciati verso il cielo eppure calamitati a terra. Riprendendo il secondo capitolo della Genesi, potremmo dire che siamo insieme «polvere e soffio del Padre».
La zizzania che portiamo in cuore e che cresce dentro di noi è stata seminata dal nemico del Padre e dell’essere umano. Un nemico che, nella storia, si insinua nelle pieghe di una cultura di massa che vuole convincerci che l’unica cosa che conta sia essere vincenti, anche a costo di sottomettere gli altri. Una cultura secondo la quale non vali nulla se non hai soldi e un’auto di lusso; che ti dice che se il coniuge non soddisfa i tuoi bisogni puoi passare a qualcun altro senza farti problemi, o che se un figlio in grembo non è programmato, la soluzione è eliminarlo. Siamo tutti figli di Dio, certo, ma siamo anche figli di questo mondo che promuove la cultura della performance, dove sembra che abbia diritto di esistere solo chi è efficiente e riconosciuto come tale dalla società. Ma Gesù non ci chiede di estirpare con la forza questa cultura di morte e sopraffazione, né da noi stessi né dalla società. Egli non ha portato avanti rivoluzioni militari o strategie di marketing: Cristo ha amato, ha solo amato, persino coloro che diffondevano la zizzania. Lo sguardo del Padre è prudente e ha a cuore la tutela del bene che c’è in noi e nel mondo, prima ancora della risoluzione del problema della zizzania. Il brano evangelico ci ricorda che non spetta a noi sradicare il male; a noi spetta il compito di valorizzare e custodire il grano.
Anche come coppie siamo chiamate ad agire nello stesso modo, cioè a custodire il bene che c’è in noi, anziché accanirci contro le fragilità della nostra relazione. Siamo chiamati a far risaltare il grano, a coltivarlo, a irrigarlo. Iniziamo dalle parole, scambiandoci complimenti reciproci («Sei veramente simpatico», «Sei stata gentilissima») e valorizzando il nostro legame («Siamo una bella coppia», «È bello vedere come stiamo con i nostri figli»). E poi promuoviamo azioni concrete di bene: gite al mare o in montagna, serate di karaoke in famiglia, pranzi o cene con gli amici a cui vogliamo bene, giornate in piscina o giri in bicicletta. Ascoltiamo musica insieme e balliamo, cuciniamo un menu fuori dall’ordinario, o facciamo qualcosa di bizzarro come percorrere duecento chilometri solo per mangiare un piatto di tortellini a Bologna e poi tornare. Andiamo a teatro o a un concerto che piaccia a entrambi, massaggiamoci i piedi a fine giornata, prendiamoci un giorno di ferie comune durante la settimana.
E ancora: noleggiamo dei kayak sul fiume, facciamo rafting, regaliamoci un pomeriggio alle terme, leggiamo insieme un libro sulla relazione, camminiamo fino a un rifugio per passarvi la notte. Troviamo il tempo per un piccolo ritiro spirituale, facciamoci accompagnare come coppia da una guida spirituale e, soprattutto, prendiamoci del tempo per sognare insieme. Come sposi siamo chiamati a dare risalto al bene; a estirpare la zizzania ci penseranno i mietitori, non noi servi. Auguriamo a tutte le famiglie di sfruttare il tempo estivo in modo creativo per far crescere dell’ottimo grano. Che possiamo tutti divenire coltivatori di bellezza.
Prova la versione digitale del «Messaggero di sant'Antonio»!